Carlo Goldoni
Le smanie per la villeggiatura

ATTO TERZO

Scena Prima. Leonardo e Fulgenzio

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ATTO TERZO

 

Scena Prima. Leonardo e Fulgenzio

 

Camera di Leonardo.

 

LEONARDO: Voi mi date una nuova, signor Fulgenzio, che mi consola infinitamente. Ha dunque dato parola il signor Filippo di liberarsi dall'impegno che aveva col signor Guglielmo?

FULGENZIO: Sì, certo, mi ha promesso di farlo.

LEONARDO: E siete poi sicuro che non vi manchi?

FULGENZIO: Son sicurissimo. Passano delle cose fra lui e me, che mi rendono certo della sua parola; e poi l'ho trovato assai pontuale in affari di rimarco. Non dubito di ritrovarlo tale anche in questo.

LEONARDO: Dunque Guglielmo non andrà in campagna colla signora Giacinta.

FULGENZIO: Questo è certissimo.

LEONARDO: Son contentissimo. Ora ci andrò io volentieri.

FULGENZIO: Ho detto tanto, ho fatto tanto, che quel buon uomo si è illuminato. Egli ha un ottimo cuore. Non crediate ch'ei manchi per malizia; manca qualche volta per troppa bontà.

LEONARDO: E credo che la sua figliuola lo faccia fare a suo modo.

FULGENZIO: No, non è cattiva fanciulla. Mi ha confessato il signor Filippo, ch'ella non avea parte alcuna nell'invito del signor Guglielmo; e ch'egli l'avea anzi pregato d'andar con loro, per quella passione ch'egli ha d'aver compagnia, e di farsi mangiare il suo.

LEONARDO: Ho piacere che la signora Giacinta non ne abbia parte. Mi pareva quasi impossibile, sapendo quel che è passato fra lei e me.

FULGENZIO: E che cosa è passato fra lei e voi?

LEONARDO: Delle parole che l'assicurano ch'io l'amo, e che mi fanno sperare ch'ella mi ami.

FULGENZIO: E il padre suo non sa niente?

LEONARDO: Per parte mia non lo sa.

FULGENZIO: E convien credere ch'ei non lo sappia, perché dicendogli che vi sarebbe un partito per sua figliuola, non gli è caduto in mente di domandarmi di voi.

LEONARDO: Non lo saprà certamente.

FULGENZIO: Ma è necessario ch'egli lo sappia.

LEONARDO: Un giorno glielo faremo sapere.

FULGENZIO: E perché non adesso?

LEONARDO: Adesso si sta per andare in campagna.

FULGENZIO: Amico, parliamo chiaro. Io vi ho servito assai volentieri presso il signor Filippo, per far ch'ei staccasse da sua figliuola una compagnia un poco pericolosa, perché mi parve che l'onestà l'esigesse, e perché mi avete assicurato di aver buona intenzione sopra di lei, e che ottenuta questa soddisfazione, l'avreste chiesta in isposa. Ora non vorrei che seguitasse la tresca senza conclusione veruna, ed essere stato io cagione di un mal peggiore. Finalmente col signor Guglielmo potea essere che non ci fosse malizia, ma di voi non si può dire così. Siete avviticchiati, per quel ch'io sento, e poiché mi avete fatto entrare in cotesta danza, non ne voglio uscire con disonore. Una delle due dunque, o dichiaratevi col signor Filippo, o gli farò, riguardo a voi, quella lezione medesima che gli ho fatto rispetto al signor Guglielmo.

LEONARDO: E che cosa mi consigliate di fare?

FULGENZIO: O chiederla a drittura, o ritirarvi dalla sua conversazione.

LEONARDO: E come ho da fare a chiederla in questi brevi momenti?

FULGENZIO: Questa è una cosa che si fa presto. Mi esibisco io di servirvi.

LEONARDO: Non si potrebbe aspettare al ritorno dalla campagna?

FULGENZIO: Eh! in una villeggiatura non si sa quel che possa accadere. Sono stato giovane anch'io; per grazia del cielo, pazzo non sono stato, ma ho veduto delle pazzie. L'obbligo mio vuol ch'io parli chiaro all'amico, o per domandargli la figlia, o per avvertirlo che si guardi da voi.

LEONARDO: Quand'è così, domandiamola dunque.

FULGENZIO: Con che condizione volete voi ch'io gliela domandi?

LEONARDO: Circa alla dote, si sa che le ha destinato otto mila scudi e il corredo.

FULGENZIO: Siete contento?

LEONARDO: Contentissimo.

FULGENZIO: Quanto tempo volete prendere per isposarla?

LEONARDO: Quattro, sei, otto mesi, come vuole il signor Filippo.

FULGENZIO: Benissimo. Gli parlerò.

LEONARDO: Ma avvertite che oggi si dee partire per Montenero.

FULGENZIO: Non si potrebbe differir qualche giorno?

LEONARDO: Non c'è caso, non si può differire.

FULGENZIO: Ma, l'affare di cui si tratta, merita che si sagrifichi qualche cosa.

LEONARDO: Se si trattiene il signor Filippo, mi tratterrò ancor io, ma vedrete che sarà impossibile.

FULGENZIO: E perché impossibile?

LEONARDO: Perché tutti vanno, e il signor Filippo vorrà andare, e la signora Giacinta infallibilmente oggi vorrà partire, e mia sorella mi tormenta all'estremo per l'impazienza d'andare, e per cento ragioni io non mi potrò trattenere.

FULGENZIO: Poh! fin dove è arrivata la passione del villeggiare! Un giorno pare un secolo. Tutti gli affari cedono; via, anderò subito; vi servirò, vi soddisfarò. Ma, caro amico, soffrite dalla mia sincerità due parole ancora. Maritatevi per far giudizio, e non per essere piucché mai rovinato. So che le cose vostre non vanno molto felicemente. Otto mila scudi di dote vi possono rimediare; ma non gli spendete intorno di vostra moglie, non li sagrificate in villeggiatura; prudenza, economia, giudizio. Val più il dormir quieto, senza affanni di cuore, di tutti i divertimenti del mondo. Fin che ce n'è, tutti godono. Quando non ce n'è più, motteggi, derisioni, fischiate, scusatemi. Vado a servirvi immediatamente. (Parte.)


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