Carlo Goldoni
Le smanie per la villeggiatura

ATTO TERZO

Scena Diciassettesima. Guglielmo, Ferdinando e detti

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Scena Diciassettesima. Guglielmo, Ferdinando e detti

 

GUGLIELMO: I cavalli son lesti.

FERDINANDO: Animo, animo, che fa tardi. Come sta l'amico Leonardo? Vi è passata la melanconia?

LEONARDO: Che cosa sapete voi di melanconia?

FERDINANDO: Oh! ha detto un non so che la signora Vittoria.

VITTORIA: Non è vero niente, non v'ho detto niente.

FERDINANDO: Eh! una mentita da una donna si può soffrire.

FILIPPO: Signori, prima di partire si ha da fare una cosa. Il signor Leonardo ha avuto la bontà di domandarmi la mia figliuola, ed io gliel'ho promessa. Si faranno le nozze... Quando vorreste voi si facessero? (A Leonardo.)

LEONARDO: Io direi dopo la villeggiatura.

FILIPPO: Benissimo, si faranno dopo la villeggiatura, e intanto si ha da fare la scritta. Onde siete pregati ad esser voi testimoni.

GUGLIELMO: (Questa è una novità ch'io non m'aspettava).

FERDINANDO: Son qui; molto volentieri. Facciamo presto quello che si ha da fare, e partiamo per la campagna. Ma a proposito, signori miei, a me qual luogo vien destinato?

FILIPPO: Non saprei... Che dite voi, Giacinta?

GIACINTA: Tocca a voi a disporre.

FILIPPO: E il signor Guglielmo? Mi dispiace... Come si farà?

VITTORIA: Permettetemi che io dica una cosa. (A Filippo.)

FERDINANDO: Trovate voi l'espediente, signora.

VITTORIA: Io dico che se mio fratello è promesso colla signora Giacinta, tocca a lui a andare in carrozza colla sua sposa.

FULGENZIO: Così vorrebbe la convenienza, signor Filippo.

FILIPPO: Che cosa dice Giacinta?

GIACINTA: Io non invito nessuno e non ricuso nessuno.

LEONARDO: Cosa dice il signor Guglielmo?

GUGLIELMO: Io dico che se sono d'incomodo, tralascierò di venire.

VITTORIA: No, no, verrete in calesso con me.

GUGLIELMO: (La convenienza vuole ch'io non insista). Se il signor Leonardo me lo permette, accetterò le grazie della signora Vittoria.

LEONARDO: Sì, caro amico, ed io della vostra compiacenza vi sarò eternamente obbligato.

GIACINTA: (Quando ha ceduto da sé, non m'importa. Io ho sostenuto il mio punto). (Da sé.)

FILIPPO: (Ah! che dite? Va bene ora?). (A Fulgenzio.)

FULGENZIO: (Non va troppo bene per la signora Vittoria). (A Filippo.)

FILIPPO: (Eh! freddure). (A Fulgenzio.)

FERDINANDO: Ed io con chi devo andare?

GIACINTA: Signore, se vi degnaste di andar colla mia cameriera?

FERDINANDO: In ?

GIACINTA: In calesso.

FERDINANDO: Sì, gioia bella, avrò il piacere di godere la vostra amabile compagnia. (A Brigida.)

BRIGIDA: Oh! sarà una gloria per me strabocchevole. (Sarei andata più volentieri col cameriere). (Da sé.)

FULGENZIO: Bravi, bene, tutti d'accordo.

VITTORIA: Oh via! finiamola una volta. Andiamo a questa benedetta campagna.

GIACINTA: Sì, facciamo la scritta, e subitamente partiamo. Finalmente siamo giunti al momento tanto desiderato d'andare in villa. Grandi smanie abbiamo sofferte per paura di non andarvi! Smanie solite della corrente stagione. Buon viaggio dunque a chi parte, e buona permanenza a chi resta.

 

Fine della Commedia.

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