Carlo Goldoni
La sposa persiana

ATTO PRIMO

Scena Terza. Ircana, e detto

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Scena Terza. Ircana, e detto

 

IRCANA Tamas, perché sì lento a riveder ritorni

Quella, che per te solo mena felici i giorni?

Sai pur, che oltre il vederti non provo altro contento,

Un secolo mi sembra lungi da te un momento.

TAMAS Molto non è, che al bagno io ti lasciai, mia vita;

Tosto più dell’usato sei fuor dell’acque uscita,

IRCANA Ah son tre giorni interi, ch’io piango, e mi dispero.

Barbaro tu mi lasci.

TAMAS No, [non] sarà mai vero.

D’amarti fin ch’io viva sacra ti do parola.

Bastati?

IRCANA No.

TAMAS Che brami?

IRCANA Voglio, che mi ami sola.

TAMAS Oh ciel!

IRCANA Lo vedi, ingrato? Lo vedi se m’inganni?

Lo so perché sospiri, [lo so] perché t’affanni.

Non mi tenere occulto ciò, che pur troppo ho inteso,

Oggi verrà la sposa, sei di vederla acceso.

Venga, ma non si speri, che abbia a servirla Ircana;

Di Machmut tuo padre cotal lusinga è vana.

Egli mi ha compra, è vero, dal genitor crudele,

Schiava servir io deggio al mio signor fedele;

Ma tu non mi dovevi accendere nel petto

D’amor, di gelosia, d’ambizion l’affetto.

Dopo lusinghe tante, schiava negletta, oppressa,

Saprei svenarmi in faccia della tua sposa istessa.

TAMAS Fra noi tal è il costume di chi suddito nasce;

Fatima, ed io dal padre fummo legati in fasce.

Io lei non vidi, ed ella non mi ha veduto ancora,

Chi sposasi in tal guisa, rade volte si adora;

Ed io, che del tuo bello ho l’alma prevenuta,

Amar come potrei sposa non pria veduta?

Consolati, ben mio, se umile al genitore,

Darò ad altra la mano, tuo sarà sempre il core.

IRCANA Eh che mal si divide da chi ha la destra in pegno,

De’ forsennati il cuore con un affetto indegno.

Sì mi sovvien, che spesso la crudel genitrice,

«Figlia (diceami) un giorno esser potrai felice,

Se schiava in un serraglio avrai del tuo signore

Unita alle altre belle una porzion del cuore

Ma detestando allora il barbaro costume,

Tai l’innocente labbro voti mandava al Nume:

«Faccia Macon, ch’io trovi signor, che mi ami sola,

O tolgami dal petto lo spirto, e la parola

TAMAS Sensi d’alma bennata, voti di cor sincero;

Sì, ti amerò: te sola...

IRCANA Non lo dir, non lo spero.

TAMAS Ma se lo giuro...

IRCANA Taci.

TAMAS Lo giuro al Ciel...

IRCANA Gli audaci

Beltà rende spergiuri, amor rende mendaci.

Vedrai la sposa in volto, di me sarà più bella:

Ella sarà tua donna, io svergognata ancella.

Va’ pur la sposa accogli; far lo dei, non lo niego;

Sol d’una grazia almeno non mi privar ti priego.

Aprimi queste porte, dove rinchiusa io sono;

Dammi, d’amore in vece, la libertade in dono.

TAMAS Ah crudel, sì penosa parti la mia catena!

IRCANA Tu lo sai, se finora n’ebbi diletto, o pena.

La libertà ti chiedo, non per lusinga insana,

Ma per morire, ingrato, dagli occhi tuoi lontana;

Ma per lasciarti in pace accanto alla consorte,

Senza, che ti funesti l’orror della mia morte.

TAMAS Ah, che ogni tua parola è a questo cuor ferita:

Non lascierotti, Ircana, non morirai mia vita.

In faccia al genitore armerò il cuor d’orgoglio;

Venga l’odiata sposa, dirò, che non la voglio.

Se del figliuolo il padre desia mirar la prole,

Abbiala; ma col mezzo delle tue fiamme sole.

In altra guisa aspetti vedermi all’Ottomano

Tra le persiane genti andar col ferro in mano...

IRCANA Dunque?

TAMAS Non più; se temi, se del mio amor diffidi,

Tamas, che pietà merta, tu crudelmente uccidi.

In questo punto istesso, del genitore al piede

Vo a svelare il secreto di mio amor, di mia fede.

Se usar vorrà la forza (egli non è sovrano,

E un re la vita togliermi potrebbe, e non la mano),

Pregherò, finché giova, parlerò con rispetto;

Ma poi... sì, di te sola sarò, te lo prometto (parte).

 


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