Carlo Goldoni
L'amor fa l'uomo cieco

PARTE PRIMA

SCENA SECONDA   Cardone mal vestito, e detti ritirati

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SCENA SECONDA

 

Cardone mal vestito, e detti ritirati.

 

CARD.

Per pietà, chi mai m'insegna

Qualche asilo, qualche albergo?

Buona gente...

(Parlo al vento, alcun non sente):

Fate un po' la carità!

 

Eccomi alfin ridotto

Mendico, abbandonato

Sol per una ragazza,

Bellina sì, ma troppo vana e pazza.

Chi mi conoscerebbe? Oh, voglia il cielo

Ch'io non sia conosciuto!

Ho fatto un tal intacco,

Che, se mi scopre la Giustizia, io sono

Per lo meno appiccato. Almen crepasse

Quell'avido mio zio, che inutilmente

Un tesoro conserva! Ah, ch'io frattanto

Perdo il tempo qui invano, e i sbirri, oh Dio!

Van me forse cercando. E dove mai,

Dove addrizzarmi posso,

Misero me! se non ho un soldo addosso?

LIV.

Olà, paggio, vien qui, prendi: codesta

È una dobla di Spagna;

Vanne dal pasticcier: di' che mi mande

Due preziose vivande;

Poiché questa mattina

Viene a pranzo con me la Contessina.

CARD.

(Povere doble mie!)

LIV.

Fermati; e questi

Due zecchini ti do, perché tu compri

Di Borgogna e Tocai qualche bottiglia,

E il resto cioccolato con vainiglia.

CARD.

(Ed io muoio da fame). Olà, Mingone,

Ferma; non mi conosci? Io son Cardone.

LIV.

Stelle, che vedo mai! Così pezzente,

Così sporco Cardone? Agli occhi miei

Quello tu non rassembri, e quel non sei.

CARD.

Ah, pur troppo son quello. Ah tu, Livietta,

Deh non mi abbandonar! Vedi in qual stato

Son ridotto per te?

LIV.

Per me? Tu menti.

Che facesti per me?

CARD.

Non tel rammenti?

Chi dal bosco ti trasse?

Chi ti fe' cittadina?

Chi gli abiti, le gioje, e chi il denaro

Ch'ora spendi, ti dié? Stelle! che sento?

Non lo rammenti più?

LIV.

Non mel rammento.

CARD.

Ah barbara, ah crudele!

Io ti trassi dal nulla, e tu nel nulla

Mi riducesti: oh memorando eccesso!

Oh barbara natura! oh ingrato sesso!

LIV.

Ma chi fu la cagione

Del precipizio tuo, se non tu stesso?

Di me ti lagni adesso?

Fu la tua vanità, la tua superbia,

Che per mostrarti allora

Grande più che non eri e dovizioso,

Ti faceva far meco il generoso.

Io chiesi e non rubbai;

Donasti, ed io pigliai;

Se volesti così, non far schiamazzo:

Io savia fui, se tu facesti il .

CARD.

Hai ragione; gli è vero: il pazzo io fui.

Imparate, imparate,

Uomini delle donne adoratori:

Questi sono alla fine i nostri onori.

Crudel, dunque sin tanto

Che suonava il contante,

Cardone era il tuo amante;

Senza denari adesso,

Il povero Cardon non è lo stesso.

Pazienza!

LIV.

È ver: l'indovinasti. Io voglio

Un marito che possa

Mantenermi un braccier e sei staffieri,

Due donne, otto cavalli e due cocchieri.

Vuò pizzetti, vuò stoffe e vuò ricami,

Vuò gioje alla gran moda

E il paggio che mi regga ancor la coda.

CARD.

Lodo la sua intenzion, ma non la credo

Facile da eseguir.

LIV.

Forse eseguita

La vedrà questo mese.

CARD.

Ha già il partito

tosto preparato?

LIV.

signor, l'ho trovato.

CARD.

Col braccier, coi staffieri?

LIV.

E i cavalli, e i cocchieri.

CARD.

Mi consolo, signora.

E la carrozza?

LIV.

E la carrozza ancora.

 

La carrozza ci sarà,

E la voglio a tiro a sei,

Col staffiere, - col bracciere.

Senza questa a' cenni miei,

Non mi voglio maritar.

Ha capito? così va;

S'ella ben non l'ha capita,

Or la torno a replicar.

 

CARD.

(Ecco pur troppo il femminil costume,

L'ambizion delle donne è il solo nume).

Non mi vuoi?

LIV.

Non ti voglio.

CARD.

Eh via...

LIV.

Sei sordo?

CARD.

Dunque, che far dovrò?

LIV.

Fa ciò che vuoi:

Io penso ai fatti miei, tu pensa ai tuoi.

CARD.

Mingon, parla per me. (a Mingone)

LIV.

Taci, non voglio

Moltiplicarmi il tedio

Con le tue voci ancor. (a Mingone)

CARD.

Dunque ti lascio;

Dunque parto, crudel.

LIV.

Va pur.

CARD.

Ma dimmi,

Che t'ho fatto, ben mio? Cara Livietta,

Bella più di Cleopatra,

Io ti fui più fedel di Marcantonio.

Ma dillo tu, faccia di testimonio. (a Mingone)

 

Gioia mia, devo partire

Così afflitto e sconsolato?

Disgraziato, che t'ho fatto?

Niente affatto. Dillo tu...

Come fu... Parla per me. (a Mingone)

Sei tu sola il mio tesoro,

Per te languo, per te moro,

Senza te non posso stare.

Dillo tu, non è così? (a Mingone)

Signor sì, che così è.

 

LIV.

Ma questo pianto tuo quasi mi move

I dolori di corpo.

CARD.

Orsù, t'intendo.

Morto mi vuoi veder? Morrò, già vado,

Vado della Giustizia

Da me stesso in le man; io le mie colpe

Pubblicherò; dirò che per Livietta

Tutto il mio consumai,

Indi quello degli altri ancor rubbai.

Mi caccieran prigione,

Mi manderanno a morte;

E allor della mia sorte

Tu contenta sarai...

Oh non ti avessi conosciuta mai!

 

Parto dunque, o mia diletta,

Ma il mio cuor resta con te.

LIV.

Non chiamarmi tua diletta,

Che il mio cor non è per te.

CARD.

Tu sei come tartanella,

Che nel mare a vento in poppa

Veleggiando se ne va.

LIV.

Rider mi fa.

CARD.

Uh, chi viene contro a me?

LIV.

Ben, chi viene?

CARD.

Vedo gente tutta armata;

Questa certo è la giornata

Di dovermi moschettar.

Ta ta ta fa ta ta bu...

Gioia bella, questo core,

Perché tu gli dai tormento,

Io già sento - consumar.

LIV.

Non parlarmi più d'amore,

Perché non mi dai tormento,

Né mi sento - consumar.



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