Carlo Goldoni
La sposa persiana

ATTO QUARTO

Scena Quarta. Alý, e Curcuma

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Scena Quarta. Alì, e Curcuma

 

ALÌ Caffè (a Curcuma).

CURCUMA Non mi guardate, portatemi rispetto.

ALÌ Tempo già fu; sei vecchia.

CURCUMA (Che tu sia maledetto!

Ma se m'ha detto vecchia, non vo' scandalizzarmi,

È amico del padrone, potrebbe anche giovarmi).

Sì, signor, ve lo porto (va prendere il caffè, e prima gli accomoda due guanciali nel mezzo della Scena per sedere).

ALÌ Troppo ne ho trangugiato.

Ho dormito sei ore, né ben son risvegliato.

Desta il caffè, mi duole per Tamas, un amico

Dee seguitar... ma invano star in piè m'affatico

(s'alza, e poi torna a sedere).

Se oppio farò cotanto entrar per la mia gola

Mi toglierà col tempo il moto, e la parola.

È ver, che talor giova a noi dell'oppio l'uso,

Ma stolidi ci rende il replicato abuso.

Favole della Grecia agli Europei narrate,

Credo sieno i veleni amici a Mitridate.

CURCUMA Ecco il caffè, signore, caffè in Arabia nato

(Alì beve il caffè mentre ella ragiona),

E dalle caravane in Ispaan portato.

L'arabo certamente sempre è il caffè migliore,

Mentre spunta da un lato, mette dall'altro il fiore.

Nasce in pingue terreno, vuol ombra, e poco sol;

Piantare ogni tre anni l’arboscello si suole.

II frutto non è vero, che esser debba piccino,

Anzi deve esser grosso, basta sia verdolino.

Usarlo indi conviene di fresco macinato,

In luogo caldo, e asciutto con gelosia guardato.

ALÌ Caffè buono, e ben fatto (rendendo la tazza).

CURCUMA A farlo vi vuol poco;

Mettervi la sua dose, e non versarlo al fuoco.

Far sollevar la spuma, poi abbassarla a un tratto,

Sei sette volte almeno, il caffè presto è fatto.

ALÌ Sciolti del tutto ancora i spirti miei non sono.

Recatemi tabacco.

CURCUMA Signor, chiedo perdono.

Volete il kalïam?

ALÌ Sì il kalïam mi aggrada,

CURCUMA (Per farmi un protettore vo cercando la strada;

E ver, che sperar posso qualche cosa dal merto,

Ma quel delle finezze è il segreto più certo) (parte).

ALÌ Tamas mi sta nel cuore; misero! in tal periglio

Non recargli un amico, né aiuto, né consiglio?

Di me che dirà mai? l'unico pregio antico

È del vero Persiano l'esser fedele amico.

Al par dell'Alcorano, che ci governa, e regge

Dell'ospitalitade si venera la legge;

Ed io, che son di lui ospite, e amico, e sono

Beneficato ancora, ingrato or l'abbandono (s'alza),

Cerchisi... O ciel! che miro? Tamas...

 


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