Carlo Goldoni
La sposa persiana

ATTO QUARTO

Scena Decima. Machmut, e detti

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Scena Decima. Machmut, e detti

 

MACHMUT Stelle! Osmano?

OSMANO Machmut, vedi mia figlia al suolo.

MACHMUT Morta?

OSMANO No, tramortita per eccesso di duolo,

MACHMUT Tamas mio figlio io viddi da fier dolore oppresso.

OSMANO Di Fatima l’affanno vien da tuo figlio istesso.

Ma s'ella non cadeva sugli occhi miei svenuta,

La testa di tuo figlio fora al mio piè caduta.

MACHMUT Di mio figlio?

CURCUMA Signori, par che riprenda fiato.

(Rinvenga quando vuole, il meglio l’ho intascato).

FATIMA Ohimè!

OSMANO Figlia?

FATIMA Consorte? (verso Machmut).

MACHMUT Il suocero son io.

OSMANO Volgiti al genitore.

FATIMA Dov'è lo sposo mio?

OSMANO Pensa alla tua salute non a quell'alma ingrata.

CURCUMA Con un po' di marito è bella, e risanata.

FATIMA Tamas dov'è? (a Machmut).

MACHMUT Non lungi.

FATIMA Vive? (ad Osmano).

OSMANO Si, per tuo zelo,

Perché tu lo salvasti.

FATIMA Ah benedetto il cielo!

Benedetta la mano del genitor pietoso,

Che in grazia d'una figlia, ha salvato lo sposo,

Vive poi? Deh signore, Tamas, il caro figlio,

Respira, o langue, è in libertà, o in periglio? (a Machmut).

MACHMUT Si, respira, sta lieta.

OSMANO Ancor l’ami cotanto?

MACHMUT Ira ho contro il mio figlio, e tu mi movi al pianto.

CURCUMA In tant'anni, ch'io faccio di custode il mestiero

Quest'è la prima volta, che vedo un amor vero.

FATIMA Dove son le mie gioie? (a Curcuma).

CURCUMA Son qui, ve le ho serbate.

(Credea fra tanti affanni se le avesse scordate) (da sé).

MACHMUT Itene a riposare (a Fatima)

FATIMA Tamas?

MACHMUT Non dubitate,

A voi verrà fra poco.

FATIMA Oh Dio! non m'ingannate.

Padre, suocero, io sono d'amorardente, accesa,

Che già di lui mi scordo ogni onta, ed ogni offesa.

Io stessa non intendo, come in un giorno appena,

S'abbia per un oggetto a provar tanta pena;

Come improvvisa forza di mal inteso amore

Abbia da render dolci anche i disprezzi a un cuore.

Ma se di tal portento vera cagion non trovo,

Posso narrar gli effetti di quell'ardor, ch'io provo.

Tosto, che in me ragione si sprigionò, che in seno

Principiar le passioni a conoscere il freno

Piacquemi, che la madre, che la balia amorosa,

Mi dicesser sovente: figlia, sarai la sposa.

E più della coltura del viso, e delle chiome,

Mi piacea dello sposo sentir i priegi, e il nome.

Tamas m'avea invaghita, pria d'averlo veduto.

Tre lustri l’ho adorato, posso dir, sconosciuto;

E quando il giovinetto s'offerse al mio sembiante,

Principiai a godere, non ad essere amante.

Trista d'amor mercede, misera, ottenni, è vero;

Ma poco gel non scioglie fiamma del nume arciero.

L'onta, che in altra avrebbe il poco ardor scemato,

In me, d'amor ripiena, l'ha spinto, e l'ha aumentato;

E quanto del crudele crescea meco il rigore,

In me crescea la brama di guadagnargli il cuore.

Fino la sua diletta, fin la rivale audace,

Per non sdegnar lo sposo, vidi e soffersi in pace;

Colla speranza in petto, che l’anime consola,

Si cangierà col tempo, ed amerà me sola.

Ah genitor, col ferro, se non mi avevi allato,

Tutte le mie speranze, tu distruggevi, irato.

Misera figlia, e sposa, che far potea di meno,

Che offrir per il consorte al genitor il seno?

Morta sarei piuttosto, che vedova trovarmi,

Per quella mano istessa, che mi guidò a sposarmi.

L'onor, la tenerezza, l’amore, e la pietade,

La fralezza del sesso, e quella dell'etade

Mi tolsero ad un tratto il lume, e le parole,

Caddi, qual fior sul campo colto dai rai del sole.

II ciel mi serba in vita, e non mi serba invano,

Tamas darammi il cuore, come mi diè la mano.

Possibil [che] in vedermi pronta a morir per lui,

Non abbia a dir pentito: Fatima ingrato io fui?

Fatima, per me offristi alle ferite il petto

Eccoti in ricompensa qualche tenero affetto?

Si, mi basta anche un segno d'amor, di tenerezza;

Tutto contenta un'alma alle sventure avvezza.

Dimmi, sol, che non m'odi, dimmi ch'io sono... Oh Dio!

Padre, suocero, ah dite: dov'è lo sposo mio?

Perché tarda a vedermi? perché non vien l'ingrato?

Ohimè! Tamas sarebbe tradito, assassinato?

Che vive mi diceste. Creder lo deggio a voi,

Perdonate a una sposa l’ardir de' dubbi suoi.

L'amor è, che me rende impazïente ardita,

A rintracciar io stessa il mio ben, la mia vita (parte).

 


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