Carlo Goldoni
La sposa persiana

ATTO QUINTO

Scena Prima. Ircana, e Curcuma, ambe in spoglie virili alla foggia degli eunuchi

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ATTO QUINTO

 

Scena Prima. Ircana, e Curcuma, ambe in spoglie virili alla foggia degli eunuchi

 

IRCANA Tremo.

CURCUMA Venite meco; la notte si fa oscura

Non ci conosceranno, non abbiate paura.

Abbiam spoglie cambiato, come si cambia il bruco;

Femmina facilmente può passar per eunuco.

Quest'abito è di quello, cui Tamas ha ferito

Il vostro è di colui, che col veleno è ito.

IRCANA Ma tu, che di malìe maestra ti facesti,

Perché non usar quelle, anzi che queste vesti?

CURCUMA Oh quando il fato avverso vuol favorire i tristi,

Nascono di quei casi, che non si son previsti;

Tamas, pien di furore, nella mia stanza è entrato,

Le pentole m'ha rotto, e tutto ha rovesciato.

IRCANA Tamas adunque infido, per soggezion d'Osmano

Strinse la sposa al seno? strinse a colei la mano?

CURCUMA E di più vi direi qualche altra bella cosa;

Ma sotto queste spoglie sono ancor vergognosa.

IRCANA Vadasi.

CURCUMA Non per questo s'ha da fuggir, mia cara,

Ma per quel sciropetto, che Osmano vi prepara.

Tamas vi ha liberata, ma tal prodezza è questa,

Che al giovine imprudente costò quasi la testa,

E se nol difendeva Fatima, col suo petto,

Andava il meschinello a ritrovar Maometto.

Ciò lo commosse alquanto, l’ira calmò nel cuore,

Per Fatima provando pietà, se non amore.

Ma i vecchi indemoniati, contro di voi feroci,

Vi voglion stritolare, come si fa le noci;

Onde, se non fuggite, Tamas è già perduto,

E perderete il resto, senza sperare aiuto.

IRCANA Partir senza vendetta? Ah questa è maggior pena

D'una barbara morte, d'una crudel catena.

CURCUMA Se di vendetta un giorno poteste lusingarvi,

Io stessa vi direi: pensate a vendicarvi;

Ma se diventa Osmano vostro signor, cospetto!

Ha un ciglio rabbuffato, ha un ceffo maledetto!

E voi, che di natura siete delicatina,

Vi manda all'altro mondo senz'altra medicina.

IRCANA Fuggasi, giacché il fato ha tronca ogni speranza

Ecco l'indegno frutto di soverchia baldanza.

Era pur meglio in pace, di Tamas mio signore

Colla novella sposa godere diviso d cuore.

Ah no: lo dissi, il dico, e l’ho fissato in mente,

O sola, o abbandonata, o goder tutto, o niente.

Ah maledetto il punto, che qui venne!

Fosse spirata almeno allor quando si svenne!

Ed io colle mie mani, per onta, e per dispetto

Avessi a quell’indegna strappato il cuor dal petto.

O sarei morta, e avrei di tormentar finito,

O Tamas fra meco per amor mio fuggito.

Or la rivale è viva, io fuggo invendicata,

Da Tamas, non so bene, se amata, o disamata.

CURCUMA Orsù l'ora s'appressa d’andarsene bel bello,

Sorella. Ah no, sorella; caro eunuco fratello.

Vedete a che m'espongo per compassion di voi.

(Curcuma non è pazza, anch’ella ha i fini suoi) (da sé).

IRCANA Tamas creder mi fece, che foste a me nemica.

CURCUMA Ecco smentito il falso; ecco, se sono amica;

Per voi l'onore arrischio, la vita, ed ogni cosa.

(Ma parto, e meco porto le gioie della sposa) (da sé).

IRCANA Ohimè! dimmi qual traccia noi nel fuggir terremo?

CURCUMA Fuori dell’uscio appena Bulganzar troveremo;

Egli che sa le vie, sa gli usi, e sa il costume,

De' platani fra l'ombre si terrà lungo il fiume;

E fatto chetamente un miglio di cammino

In Zulfa troveremo per noi miglior destino.

Zulfa è città vicina ad Ispaan è vero,

Ma del commercio in grazia soffre più dolce impero.

Colà ci son gli Armeni ricchissimi mercanti;

Essi ci compreranno a danari contanti;

E vuo' che scommettiamo, così per oppinione,

A chi faran di noi maggior esibizione.

IRCANA Ah voglia il ciel non sia peggior la mia caduta!

Ma tutto arrischiar dee donna, che è già perduta.

L'ora del partir nostro guarda, che invan non passi.

CURCUMA No, no: più certo è il colpo, quando più tardo fassi.

Gioie ne avete prese?

IRCANA……….Fatto ho un fardello in fretta.

CURCUMA Dove l'avete?

IRCANA In tasca.

CURCUMA Dar mel potete.

IRCANA Aspetta;

Eccolo; dove sei?

CURCUMA Son qui; datelo pure.

IRCANA Bada!

CURCUMA Non dubitate: le mie man son sicure.

IRCANA Parmi di sentir gente;

CURCUMA Pare anche a me.

IRCANA Chi viene?

CURCUMA Per ora in qualche parte nasconderci conviene.

IRCANA Dove?

CURCUMA Venite meco

(va ritirandosi in modo, che Ircana non la trovi).

IRCANA Ma dove? io non ti trovo.

CURCUMA (Se posso fuggir sola colle gioie, mi provo) (da sé; parte).

IRCANA Curcuma? ah me infelice! Curcuma? ah, che è fuggita!

Ecco un lume, ecco un uscio; mi celo: ah son tradita! (si ritira).

 


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