Carlo Goldoni
La sposa sagace

ATTO TERZO

SCENA SESTA   Il Cavaliere e detti

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SCENA SESTA

 

Il Cavaliere e detti.

 

CAV.

Servitore obbligato.

POL.

Che comanda, signore?

CAV.

Vengo al pranzo invitato.

POL.

Da chi?

CAV.

Dalla padrona.

POL.

Ed io che cosa sono?

CAV.

E dell'uno e dell'altro è generoso il dono.

POL.

Io sono un uom sincero, vo' dir la verità.

Non ci ho merito alcuno.

CAV.

Effetto di umiltà.

DUCA

Cavatevi la spada, mettete giù il cappello.

Fate come ho fatt'io. (al Cavaliere)

POL.

(Anche quest'altro è bello). (da sé, accennando il Duca)

CAV.

Ecco, accetto il favore che mi vien accordato

Dal padrone di casa. (ripone la spada ed il cappello)

POL.

(Ed io non ho parlato). (da sé)

DUCA

La padrona di casa andate a riverire,

Perché a don Policarpio qualche cosa ho da dire. (al Cavaliere)

CAV.

(Temo ch'ei mi prevenga, e d'impedir mi preme...) (da sé)

Parlate pure, andremo a riverirla insieme. (al Duca)

DUCA

Udite una parola. (a don Policarpio, tirandolo in disparte)

POL.

Eccomi, son da lei. (al Duca, accostandosi)

 

 

 


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