Carlo Goldoni
La donna stravagante

ATTO PRIMO

SCENA SETTIMA

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SCENA SETTIMA

 

Donna Livia e detti

 

LIV.

Lice, signor, ch'io sia d'una notizia a parte?

RIC.

Di che?

LIV.

Dee mia germana sposar quel cavaliere?

RIC.

Creder chi ciò vi fece?

LIV.

Mel disse un mio pensiere.

RIC.

Spesso il pensier inganna con i sospetti suoi:

Voi apprendeste gli altri a misurar da voi.

RIC.

Spesso il pensier inganna con i sospetti suoi.

Voi apprendeste gli altri a misurar da voi.

 

 

 

LIV.

Signor, la preferenza che alla germana ho cesso,

L'onore mi consiglia di rivocare adesso.

Don Rinaldo ha impegnati meco gli affetti sui;

L'ardita potea scegliere ognun fuori di lui.

A rendermi schernita or che ciascun procura,

Riprendo in faccia vostra il dritto di natura. (a don Riccardo)

 

 

 

RIC.

Voi vi lagnate a torto; e chi è che vel contrasta?

Sollecitate a scegliere, non mi stancate, e basta.

 

 

 

RIN.

Se l'amor mio vi cale...

 

 

 

LIV.

Amor so che v'impegna

A preferir gli affetti di un'anima più degna. (con ironia, additando donna Rosa)

 

 

 

ROSA

Noto è a ciascun, germana, lo stil del vostro core.

Confondere vi piace lo sdegno coll'amore;

E il vostro amor volubile, e il vostro cuor geloso,

Vi fa col labbro a torto prorompere sdegnoso.

Per me dal zio dipendo; l'obbedienza ho in uso:

Parli, disponga, elegga; non cerco e non ricuso. (parte)

ROSA

Noto è a ciascun, germana, lo stil del vostro core.

Confondere vi piace lo sdegno coll'amore;

E il vostro amor volubile, e il vostro cuor geloso,

Vi fa col labbro a torto prorompere sdegnoso.

Per me dal zio dipendo; l'obbedienza ho in uso.

Parli, disponga, elegga; non cerco e non ricuso. (parte)

 

 

 

RIC.

Di lei non so dolermi. Di voi fate del pari,

Che di doler non dianmi ragion quei detti amari.

Mi confidò l'amico, che amor nutre per voi:

È cavalier; ricordasi, mantien gl'impegni suoi;

E sia amor che lo sproni, o sia costante impegno,

Malgrado l'onte vostre, v'offre la mano in pegno.

RIC.

Di lei non so dolermi. Di voi fate del pari,

Che di doler non dianmi ragion quei detti amari.

Mi confidò l'amico, che amor nutre per voi.

È cavalier; ricordasi, mantien gl'impegni suoi;

E sia amor che lo sproni, o sia costante impegno,

Malgrado l'onte vostre, v'offre la mano in pegno.

 

 

 

LIV.

Non merta la mia mano chi non ha in seno un core

Di sofferir capace le prove dell'amore.

Di grado e maggioranza i dritti altrui non cedo,

Ma il cuore ad un ingrato di vendere non chiedo.

Il Cavalier sen vada. Freni colei l'orgoglio.

Non si violenti un cuore; dirvi di più non voglio. (parte)

 

 

 

RIC.

Chi 'l paragon vuol pingere di donna come questa,

Descriva dell'oceano i venti e la tempesta;

Che la pareggi al fulmine, che la somigli al foco,

Canti le furie e i demoni; e poi soggiunga: è poco.

Che ve ne pare?

RIC.

Chi 'l paragon vuol pingere di donna come questa,

Descriva dell'oceano i venti e la tempesta;

Che la pareggi al fulmine, che la somigli al foco,

Canti le furie e i demoni; e poi soggiunga. è poco.

Che ve ne pare?

 

 

 

RIN.

Oh stelle! m'insulta, e m'innamora.

 

 

 

RIC.

Irriterebbe un sasso, e voi l'amate ancora?

 

 

 

RIN.

L'amo, ve lo confesso; così vuol la mia stella.

È donna Livia ingrata, ma donna Livia è bella.

Ed ho talmente un cuore ad adorarla avvezzo,

Che a struggere l'amore non basta il suo disprezzo.

So che nel pensier vostro stolto a ragion mi dite,

Ma la costanza almeno lodate, o compatite. (parte)

 

 

 

RIC.

Parmi la sua costanzainusitata, e strana

Che ancor dubbio mi resta, ch'ei pensi alla germana.

Come soffrir si puote, come serbare affetto

Per donna, che sol desta la bile ed il dispetto?

Ira per lui svegliavami la forsennata in seno.

In caso tal ragione come tener può il freno?

Se a tal mercede ingrata non arrossisce in volto,

O don Rinaldo ingannami, o don Rinaldo è stolto. (parte)

 

 

 

 



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