Carlo Goldoni
La donna stravagante

ATTO QUARTO

SCENA OTTAVA

Precedente

Successivo

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

SCENA OTTAVA

 

Donna Livia sola, poi il servitore.

 

LIV.

Affé, soverchiamente parmi nel quarto mio

Aver l'indiscretezza attesa dello zio.

S'egli da me non viene, giusta gl'impegni sui,

Strano non è ch'io venga a ricercar di lui.

Chi è di ? c'è nessuno? Chi sa che inavvertito,

Senza più ricordarsene, non sia di casa uscito.

Le stanze sue son chiuse. Non veggo i servitori.

Si chiama, e non rispondono. Eh , vi è alcun di fuori?

Or ora entrar in frugnolo mi fa l'impazienza.

Possibil che non sentano? cos'è questa insolenza?

Non senti, o non sentire fingi tu, sciagurato?

SER.

Perdoni, sulla sedia mi era un po' addormentato.

(Pur troppo l'ho sentita, ma di venir non curo).

LIV.

Dov'è il padrone?

SER.

È uscito.

LIV.

Che sia ver?

SER.

L'assicuro.

LIV.

Fammi un piacer.

SER.

Comandi.

LIV.

Dammi una sedia.

SER.

Presto. (le porta la sedia)

LIV.

Non mi lasciar qui sola. (sedendo)

SER.

Se lo comanda, io resto.

LIV.

Dimmi, quel cavaliere poc'anzi a noi venuto

Lo conosci?

SER.

Il conosco: è il marchese Liuto.

SER.

Il conosco. è il marchese Liuto.

 

 

 

LIV.

È ricco?

 

 

 

SER.

Anzi ricchissimo.

 

 

 

LIV.

Accostati.

 

 

 

SER.

Son qui. (s'accosta)

 

 

 

LIV.

Che disse a don Riccardo, quando da noi partì?

 

 

 

SER.

L'intesi dir (conviene farla gioire un poco)

Ch'avea per donna Livia le viscere di foco.

 

 

 

LIV.

Usi a prender tabacco?

 

 

 

SER.

Quando ne ho, signora.

 

 

 

LIV.

Prendi una tabacchiera.

 

 

 

SER.

Davver? troppo mi onora.

 

 

 

LIV.

Disse d'amarmi adunque.

 

 

 

SER.

Certo, e se il ciel destina...

 

 

 

LIV.

Oibò, che odore è questo? tu appesti di cucina.

Allontanati un poco.

 

 

 

SER.

Perdoni. (si scosta)

 

 

 

LIV.

A dir s'intese,

Che alle mie nozze aspira il labbro del Marchese?

 

 

 

SER.

Lo replicò più volte: Peno, sospiro ed ardo

Per quei begli occhi amabili.

SER.

Lo replicò più volte. Peno, sospiro ed ardo

Per quei begli occhi amabili.

 

 

 

LIV.

Che dicea don Riccardo?

 

 

 

SER.

Non vorrei... (guardando d'intorno)

 

 

 

LIV.

Avvicinati.

 

 

 

SER.

Pavento incomodarla

Coll'odor di cucina,

 

 

 

LIV.

Avvicinati. Parla. (col fazzoletto si copre il naso)

 

 

 

SER.

Disse il padrone allora... (accostasi all'orecchio)

 

 

 

LIV.

Oibò, ti puzza il fiato.

Presto, presto tabacco.

 

 

 

SER.

Son pur male imbrogliato

Ecco.

 

 

 

LIV.

La tabacchiera. Non mi toccar la mano

 

 

 

SER.

Si serva come vuole.

 

 

 

LIV.

Stammi pur da lontano. (prendendo tabacco)

 

 

 

SER.

Così, come diceva, sentii dir al padrone,

Che volentieri avrebbe... (in tasca la ripone?)

 

 

 

LIV.

Segui.

 

 

 

SER.

Se il ciel destina, se si compiace e vuole... (patetico)

Signora, mi perdoni, perdute ho le parole.

 

 

 

LIV.

Perché?

 

 

 

SER.

Perché mi aveva per grazia sua donato

Quella scatola, e poi...

 

 

 

LIV.

Briccone, or ti ho squadrato. (s'alza)

Per la speranza ingorda di trarmi dalle mani

Qualche mercé, seguisti lo stile de' mezzani.

 

 

 

SER.

Obbligato, signora... (in atto di partire)

 

 

 

LIV.

Vien qui. Dove vai tu?

 

 

 

SER.

Che mi si rompa il collo, se ci ritorno più. (parte)

 

 

 

 

 

 


Precedente

Successivo

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License