Carlo Goldoni
La donna stravagante

ATTO QUARTO

SCENA UNDICESIMA

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SCENA UNDICESIMA

 

Il Marchese e detti.

 

MAR.

Eccomi a rivedervi, anche del zio a dispetto.

LIV.

Lo zio non lo vorrebbe? che prosunzion! cospetto!

MAR.

Brava. Un po' di riguardo m'avea fatto lasciare

In faccia di una donna l'usato intercalare.

LIV.

Recagli da sedere. (a Cecchino)

MAR.

No no, vo stare in piè.

LIV.

Se piace a voi star ritto, per or non piace a me.

MAR.

Sedete.

LIV.

Sederò.

MAR.

Sì, senza far parole.

In casa mia, signora, si fa quel che si vuole.

LIV.

(Ci starei da regina). (da sé)

CEC.

(Che cavalier garbato!

La padrona a suo dosso, affé, l'ha ritrovato). (da sé)

MAR.

Per venir alle brevi, se il zio non ve l'ha detto,

Sappiate che per voi ho dell'amore in petto.

LIV.

Posso crederlo poi?

MAR.

Non mentono i miei pari.

LIV.

Perché non aggiungete gli usati intercalari?

MAR.

Oh, se vi piacere lo cospettar, senz'altro

Dirò cento cospetti, un più bello dell'altro.

LIV.

Par che aggiungano forza al ragionar sincero.

CEC.

(Che giovane garbata! che nobile pensiero!) (da sé)

MAR.

Della germana vostra, che stolida provai

Voi siete più gentile, siete più bella assai.

E quel che più diletta, cospetto, il desir mio,

È che siete lunatica, come lo sono anch'io.

LIV.

Questa espression per altro... (s'alza)

MAR.

Dite pur; faccio il sordo.

CEC.

(Ei siede, ed ella s'alza: oh van bene d'accordo). (da sé)

CEC.

(Ei siede, ed ella s'alza. oh van bene d'accordo). (da sé)

 

 

 

LIV.

Questa espression, cospetto...

 

 

 

MAR.

Sedete.

 

 

 

LIV.

Non son stracca.

 

 

 

MAR.

Sedete, non sedete, non me n'importa un'acca.

 

 

 

CEC.

(Propriamente innamorano). (da sé)

 

 

 

LIV.

Io in piedi, e voi seduto?

Dite, signor Marchese, a che siete venuto?

 

 

 

MAR.

Per rilevar da voi se mi vorrete amare,

Senza che vi proviate a farmi cospettare.

 

 

 

LIV.

Di rendervi contento non averei riguardo,

Ma ho qualche dipendenza. Che dice don Riccardo?

 

 

 

MAR.

Mi fe' con una strana difficoltà ridicola

Strillar contro i pianeti e contro la canicola.

 

 

 

LIV.

Qual obbietto vi oppose?

 

 

 

MAR.

Udite, s'è una razza...

Dissemi: Mia nipote? non la prendete, è pazza.

Lo so, risposi a lui...

MAR.

Udite, s'è una ...

Dissemi. Mia nipote? non la prendete, è pazza.

Lo so, risposi a lui...

 

 

 

LIV.

Lo so, gli rispondeste?

 

 

 

MAR.

Lo so, ma non importa.

 

 

 

LIV.

Che villanie son queste?

Così non si favella. Di perdermi il rispetto

Farò pentirvi, il giuro.

 

 

 

MAR.

Basta così, cospetto!

 

 

 

LIV.

Pretender le mie nozze, signor, non vi consiglio,

Che correre potreste di perdere il periglio.

Son donna intollerante più assai che non credete,

E se pazzia m'offuschi, or or lo proverete.

 

 

 

MAR.

Basta così, vi dico. Credea non fosse nata

Donna di me più strana, e alfin l'ho ritrovata.

Sovente amor mi stimola a procacciar mie doglie,

Ma presto il cor mi sgombra desio di prender moglie.

Stamane era infuriato per divenir marito,

Se fatto oggi l'avessi, doman sarei pentito.

Il lucido mi è reso da voi per mia fortuna.

Non vo' più donne, il giuro. Cospetto della luna! (parte)

 

 

 

 

 

 


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