Carlo Goldoni
La donna stravagante

ATTO QUINTO

SCENA QUARTA

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SCENA QUARTA

 

Donna Livia  sulla loggia, ed i suddetti in strada.

 

RIC.

(Legge piano)

LIV.

Che legge don Riccardo? Scommetto che in sua mano

Don Rinaldo confida il foglio mio. Villano!

RIC.

Lessi il tenero foglio, sommesso e lusinghiero.

RIN.

Che ve ne par, signore?

RIC.

Io non le credo un zero.

RIN.

S'ha da temer che inganni?

RIC.

Ha da temer chi è saggio.

LIV.

Mi pagherà, lo giuro questo novello oltraggio. (parte)

RIN.

Facile è assicurarsi, se ancor de' torti miei

Sazia non sia la cruda.

RIC.

Come?

RIN.

Sentiam da lei,

Se col suo labbro afferma ciò che dettò in un foglio.

RIC.

Vi capisco.

RIN.

Vi prego.

RIC.

Rispondovi: non voglio.

RIC.

Rispondovi. non voglio.

 

 

 

RIN.

Meco perché, signore, questa novella asprezza?

 

 

 

RIC.

Perché il mio cuor non soffre la vostra debolezza.

Vano il fidar, voi stesso diceste, in sue parole.

È il suo pensar più instabile, più mobile del sole;

Sdegno ed amor succedono a donna Livia in seno,

Come nel ciel si cangiano le nuvole e il sereno;

E il raggio di speranza, che vi abbagliò in quel foglio,

Può esser divenuto, da che lo scrisse, orgoglio.

Avventurar io sdegno l'onor mio, l'onor vostro:

Rammentatevi, amico, qual fu l'impegno nostro.

Voi di lasciar giuraste l'ingrata in abbandono;

Se debole voi siete, cieco qual voi non sono.

RIC.

Perché il mio cuor non soffre la vostra debolezza.

Vano il fidar, voi stesso diceste, in sue parole.

È il suo pensar più instabile, più mobile del sole;

Sdegno ed amor succedono a donna Livia in seno,

Come nel ciel si cangiano le nuvole e il sereno;

E il raggio di speranza, che vi abbagliò in quel foglio,

Può esser divenuto, da che lo scrisse, orgoglio.

Avventurar io sdegno l'onor mio, l'onor vostro.

Rammentatevi, amico, qual fu l'impegno nostro.

Voi di lasciar giuraste l'ingrata in abbandono;

Se debole voi siete, cieco qual voi non sono.

 

 

 

RIN.

Non so che dir, ragione parla in voi, lo confesso

 

 

 

RIC.

Non avvilite, amico, l'onor del nostro sesso.

Donna superba ingrata abbia un'egual mercede.

 

 

 

RIN.

Ma se pentita fosse...

 

 

 

RIC.

Non merita più fede.

 

 

 

RIN.

L'ultima prova almeno...

 

 

 

RIC.

Il lusingarsi è vano.

Già delle due nipoti tengo la sorte in mano.

Ecco due fogli, in cui d'entrambe ho stabilito:

La strana abbia il ritiro, la docile il marito.

Testé per donna Rosa segnai colla mia mano

Le nozze fortunate di un principe romano.

Ella nol sa per anche, ma lo saprà, e son certo

Che lieta potrà farla un giovane di merto,

Ricco, nobile, dotto, che l'ha veduta e l'ama,

E palesar mi fece da un cavalier sua brama.

Questa, che ha cuor gentile, avrà lo sposo allato,

L'altra diman fia chiusa: lo dico, ed ho fissato.

Compatitemi, amico, se strano a voi mi rendo;

Col mio rigor giustissimo vi giovo, e non vi offendo.

V'inganna, vi seduce amor protervo e rio.

Ritornate in voi stesso, non vi pentite. Addio. (s'avvia verso la porta del suo palazzo, per la qual entra)

RIC.

Il lusingarsi è vano.

Già delle due nipoti tengo la sorte in mano.

Ecco due fogli, in cui d'entrambe ho stabilito.

La strana abbia il ritiro, la docile il marito.

Testé per donna Rosa segnai colla mia mano

Le nozze fortunate di un principe romano.

Ella nol sa per anche, ma lo saprà, e son certo

Che lieta potrà farla un giovane di merto,

Ricco, nobile, dotto, che l'ha veduta e l'ama,

E palesar mi fece da un cavalier sua brama.

Questa, che ha cuor gentile, avrà lo sposo allato,

L'altra diman fia chiusa. lo dico, ed ho fissato.

Compatitemi, amico, se strano a voi mi rendo;

Col mio rigor giustissimo vi giovo, e non vi offendo.

V'inganna, vi seduce amor protervo e rio.

Ritornate in voi stesso, non vi pentite. Addio. (s'avvia verso la porta del suo palazzo, per la qual entra)

 

 

 

 

 

 


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