Carlo Goldoni
La donna stravagante

ATTO QUINTO

SCENA SEDICESIMA

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SCENA SEDICESIMA

 

Donna Livia sulla loggia, e detti.

 

LIV.

(Eccolo. Ah, nel vederlo sento nell'alma un foco...) (da sé)

RIN.

Eccomi a' cenni vostri.

LIV.

Accostatevi un poco.

RIN.

Vuole il destin ch'io soffra vedervi in lontananza. (accostandosi)

LIV.

(Oimè! sento nel cuore smarrir la mia costanza.

Ma coraggio vi vuole). (da sé)

RIN.

Se del mio amor chiedete

Nuove costanti prove, dall'amor mio le avrete.

Se reo nel vostro cuore per mia sventura io sono.

Son pronto nuovamente a chiedervi perdono.

arrossirò di farlo, se altrove non vi aggrada,

In faccia al mondo tutto, nel mezzo ad una strada.

Basta che certa siate, mio ben, dell'amor mio.

LIV.

(Ah, se così mi parla, più non gli dico addio). (da sé)

RIN.

Non rispondete? oh numi! son vani i sospir miei?

LIV.

Troppo è quel che dir deggio. Troppo parlar dovrei.

Restringere non valgo quel che mi cale, in poco;

E al desir mio si oppone la convenienza, il loco.

RIN.

Quel che si può, si dica.

LIV.

Addio, ma ciò non basta.

Oh rigor inumano, che al desir mio contrasta!

Vo' che mi senta il zio, che a un cavalier si oppone;

Vedrà quel che sa fare la mia disperazione. (entra)

 

 

 


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