Carlo Goldoni
Torquato Tasso

ATTO PRIMO

SCENA UNDICESIMA

Precedente

Successivo

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

SCENA UNDICESIMA

 

La Marchesa Eleonora, donna Eleonora, don Gherardo.

 

MAR.

Donde crediamo noi tant'astio in lui derive?

D.EL.

Invidia è che lo muove contro d'un uom che scrive.

Perché quattro riboboli sa unire in lingua tosca,

Per maestro di lingua vuol che ognun lo conosca;

E se termine trova, che a lui rassembri nuovo,

Lo critica, e pretende trovare il pel nell'uovo.

Ripieno è di proverbi, usa parole sdrucciole;

Ai gonzi per lanterne suol vendere le lucciole.

Quei che con fondamento non han studiato mai

Lodano questi tali chiamati parolai;

Ma gli uomini, di cui le teste non son zucche,

Distinguere san bene chi spaccia fanfalucche.

GHE.

(Non si può dir di più. Ella è la prediletta).

MAR.

È vero che i Lombardi non han lingua perfetta,

Ma studiano gli autori, scelgon di loro il buono;

Dai vizi della lingua spregiudicati sono.

Non dicon la mi casa, invece della mia.

La mana per la mano non corre in Lombardia.

Scrive ben, parla bene, quivi ancor chi ha studiato;

Scrive ben, parla bene sovra d'ognun Torquato.

GHE.

(E questa in guisa parla, che di lui pare accesa.

Curiosità mi sprona). M'inchino alla Marchesa.

MAR.

Serva di don Gherardo.

D.EL.

Serva, signor consorte.

Quant'è che si trattiene nascosto in queste porte?

GHE.

Io?

D.EL.

So il costume.

GHE.

Oibò ! di me parlate male.

MAR.

V'è novitade alcuna?

GHE.

Vi porto un madrigale.

D.EL.

Di chi?

GHE.

Di chi? del Tasso.

D.EL.

Sarà una cosa bella.

MAR.

Lo sentiremo?

GHE.

Sì, lo sentirà ancor ella. (a donna Eleonora.)

Lo leggerò. Sentite: Cantava, in riva al fiume,

Tirsi, d'Eleonora. Ei seguita il costume,

Cambiando il proprio nome, dalli poeti usato;

Finge che Tirsi parli, e favella Torquato.

MAR.

Basta così, non voglio sentir altro da voi;

Interpretar chi scrisse può solo i carmi suoi,

Nel leggere tai versi vi siete a me rivolto:

Quel che nel cuor pensate, vi si ravvisa in volto.

Apprezzo di Torquato il merito sublime;

Giust'è che l'uomo grande si veneri e si stime.

Sola non son che ammiri quel che risplende in lui;

A me non son per questo diretti i carmi sui.

Se parla il , se canta d'Eleonora,

Altre di cotal nome qui ve ne sono ancora. (parte.)

 

 

 


Precedente

Successivo

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License