Carlo Goldoni
Torquato Tasso

ATTO PRIMO

SCENA DODICESIMA

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SCENA DODICESIMA

 

Donna Eleonora e don Gherardo.

 

GHE.

Udiste? canta il vate d'una Eleonora bella.

Se non è la Marchesa...

D.EL.

Chi sa ch'io non sia quella?

GHE.

Esser vi piacerebbe dal poeta lodata?

D.EL.

Piaccion le lodi a tutti.

GHE.

Bravissima, garbata.

Godo trovare in lei tanta sincerità,

Che uguagli il pregio eccelso di lodata beltà.

D.EL.

Voi parlate da scherno, io davver vi rispondo:

Torquato è tal poeta, che non ha pari al mondo.

Felice quella donna che di sue lodi è degna!

Egli co' vivi carmi a rispettarla insegna.

Quantunque lusinghiera, nata di stirpe infida,

Desta amor, desta invidia all'altre donne Armida.

E Clorinda infelice, allor che langue e more,

In chi legge i bei carmi, desta pietade e amore.

Se lo scrittor felice di me formasse istoria,

Voi pur sareste meco a parte di mia gloria.

Ma il dolce madrigale non parlerà di me;

Son parecchie Eleonore: in Corte siamo tre.

L'una serve, egli è vero; di lei non canterà.

L'altra è amata dal Duca, rispettarla saprà.

Dir ch'io sia non ardisco; è ver, son maritata:

Ma puote in ogni stato la donna esser lodata. (parte.)

 

 

 


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