Carlo Goldoni
Torquato Tasso

ATTO PRIMO

SCENA TREDICESIMA

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SCENA TREDICESIMA

 

Don Gherardo solo.

 

GHE.

Ho inteso e non ho inteso. Ognuna delle due

Ha sovra il madrigale le pretensioni sue.

Dubito che sia peggio averlo letto; avea

Curiosità d'intendere... Ma so quel che sapea.

Non veggo a chi Torquato rivolga i suoi pensieri;

Ma so che 'l gradirebbe mia moglie volentieri.

Par che di gloria solo senta nel cuore il caldo:

Esser vorrebbe Armida, ma temo di Rinaldo.

Temo, che se Clorinda nell'eroismo eguaglia,

Non trovi il suo Tancredi, che la sfidi a battaglia.

Per lo più queste donne che leggono poemi,

Apprendono d'amore le leggi ed i sistemi.

Fa il poeta il mezzano talor co' carmi sui,

Ma credo che Torquato lo voglia far per lui;

No, non sarà; sospetto aver non vuò, lo dico.

Della mia cara pace non voglio esser nemico.

Curiosità malnata, vanne da me repente;

Vuò, come dice il Tasso, passarla allegramente:

E fra pochi sedendo a mensa lieta,

Mescolar l'onde fresche al vin di Creta. (parte.)



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