Carlo Goldoni
Torquato Tasso

ATTO TERZO

SCENA QUARTA

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SCENA QUARTA

 

Eleonora e detti.

 

ELE.

Signore, permettete ch'io dica fra di noi

Una cosa che preme. Si mormora di voi;

Di voi geloso il Duca si mostra inviperito. (alla Marchesa.)

Pare che sia geloso ancor vostro marito. (a donna Eleonora.)

Smaniano tutti due per un istesso inganno.

(Ma quello che so io, non credono o non sanno). (da sé.)

TOR.

Deh, il vostro piè, signora, vada da me lontano:

Non crescano gli sdegni per voi del mio sovrano.

Di me pur troppo il veggio nemico e sospettoso...

D.EL.

Dunque ha ragione il Duca d'esser di voi geloso.

TOR.

Ragione io non gli diedi, non manco al mio rispetto,

Ma nasce in cuore amante facilmente il sospetto.

D.EL.

Ite, Marchesa, altrove; voi siete il suo periglio.

TOR.

Ite voi pur, madama, vi prego e vi consiglio.

MAR.

Di temer don Gherardo avrà le ragion sue. (a donna Eleonora.)

TOR.

Per carità, vi prego, itene tutte due.

D.EL.

(A me più caricato intimò la partenza).

MAR.

(Nel dir ch'io me ne vada, m'usò dell'insolenza).

 

 

 


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