Carlo Goldoni
Torquato Tasso

ATTO QUARTO

SCENA DODICESIMA

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SCENA DODICESIMA

 

La Marchesa Eleonora, donna Eleonora, poi don Gherardo.

 

D.EL.

Mi rallegro con voi. Dunque il tempo s'appressa,

Che passar vi vedremo al grado di Duchessa.

MAR.

Non per il van desio di titolo sovrano,

Al Principe ho risolto di porgere la mano;

Ma ai replicati assalti di lui, ch'è mio padrone,

Ho condesceso alfine per più onesta ragione.

Sospetta di Torquato, crede ch'io l'ami, e freme:

Il misero poeta soffre, sospira e teme.

Parla di noi la Corte, mormora il mondo audace;

Quando mi sposi al Duca, ognun si darà pace.

D.EL.

Il fin per cui lo fate, è onestissimo, il veggio;

Basta che poi, sposata, non dicano di peggio.

MAR.

No, amica, l'onor mio non è in sì poca stima.

D.EL.

Soggetta a tai disgrazie non sareste la prima.

GHE.

(Entra nella camera, e vedendo le due che parlano, si trattiene in disparte per ascoltare.)

MAR.

Che perdanmi il rispettofacile non è.

D.EL.

Anch'io son conosciuta, e han detto anche di me.

GHE.

(Che parlan fra di loro?) (accostandosi un poco.)

MAR.

È vero, e a dir io sento

Che han di voi sospettato senz'alcun fondamento.

D.EL.

Dirò: per me Torquato ha della stima in cuore;

È facile la stima interpretarsi amore.

MAR.

(L'ambizion la seduce).

GHE.

(Non intendo parola).

MAR.

Torquato il suo rispetto non mostrò per voi sola.

D.EL.

sol per voi.

MAR.

Gli è vero, ma di me parla il mondo.

Dite, s'inganna forse?

D.EL.

Non so, non vi rispondo.

GHE.

(Se non sento, patisco). (s'accosta un altro poco.)

MAR.

Dite liberamente...

D.EL.

Io non saprei che dirvi. Dubbio è ciò che si sente.

MAR.

È ver, ma si potrebbe... (È qui vostro marito). (piano.)

D.EL.

(Sarà qui ad ascoltarci. Vuò trargli l'appetito). (piano.)

MAR.

(Cosa non è ben fatta)... (piano.)

D.EL.

D'amore in testimonio, (principia a parlar forte.)

Mi consolo con voi del vicin matrimonio.

Vuò darvi un buon consiglio da usar col vostro sposo:

Fatelo disperare quand'ei fosse curioso;

Se vuol sentir che dite, se vuol veder che fate,

A rispettar impari le femmine onorate.

GHE.

(Si ritira un poco.)

D.EL.

E quando in lui cadessero di voi falsi sospetti,

Trattatelo qual merta, fategli dei dispetti.

GHE.

(Si ritira ancora.)

D.EL.

In questa guisa, amica, si troverà la strada

Di chiarire i curiosi.

GHE.

(Megli'è che io me ne vada). (da sé, volendo partire.)

MAR.

(Parte). (piano a donna Eleonora.)

D.EL.

(L'ho fatto apposta).

MAR.

Torquato in questo loco? (osservando la scena.)

D.EL.

Che mai vorrà?

GHE.

(Torquato? voglio ascoltare un poco). (da sé; torna indietro, e si ricovera in un'altra stanza.)

 

 

 


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