Carlo Goldoni
Torquato Tasso

ATTO QUINTO

SCENA TERZA

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SCENA TERZA

 

Don Gherardo  e detti.

 

GHE.

Padroni stimatissimi, m'inchino a questo e a quello.

Che si fa, che si dice, che parlasi di bello?

TOM.

Se cerca de Torquato. Da vu saverlo spero:

All'ospeal xe vero che i l'abbia messo?

GHE.

È vero.

TOM.

Poverazzo! per cossa?

GHE.

Perch'è un po' pazzarello,

Perché diè qualche segno di debole cervello.

TOM.

Se ognun che ha cervel debole, s'avesse da serrar,

Un ospeal grandissimo bisogneria formar.

FAZ.

E fra li pazzarelli, de tutti lo sovrano

Saria chisso citrullo che chiacchiera toscano.

CAV.

Parlate con rispetto d'un uomo che s'annovera

Fra quei che della Crusca il frullone ricovera;

D'uno che del buon secolo seguace zelantissimo,

Farà le fiche al vostro poeta scorrettissimo;

E proverà ch'ei dice in tutti i venti cantici

Cose da dire a vegghia allo soffiar dei mantici.

TOM.

De defender Torquato sarà l'impegno mio.

FAZ.

L'onor de sì Torquato defenderaggio anch'io.

GHE.

Bravi. Starò a sentirvi con un piacere estremo.

Or or nelle mie stanze a rinserrarci andremo.

CAV.

Essi diran covelle; io parlerò coi termini:

Farò che il lor Goffredo si laceri, si stermini.

De' fogli di colui, che ha rozzo scilinguagnolo,

Potrà pel salsicciotto servirsi il pizzicagnolo.

 

 

 


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