Carlo Goldoni
Torquato Tasso

ATTO QUINTO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

Torquato, poi la Marchesa Eleonora.

 

TOR.

Quante pazzie nel mondo son della mia peggiori!

Che pazzi tormentosi son cotai seccatori!

Ma vien la donna. Ohimè! saldo resisti, o cuore:

Prevalga la ragione a fronte dell'amore.

E nella ria battaglia sian pronte al mio periglio,

Del dover, dell'onore, le massime e il consiglio.

MAR.

Deh, l'ardir perdonate...

TOR.

Vi prego accomodarvi.

MAR.

Serio affar mi conduce.

TOR.

Son pronto ad ascoltarvi. (siedono.)

MAR.

Vorrei, pria di spiegarmi, essere certa appieno

Che sia in vostro potere delle passioni il freno;

Vorrei mi assicuraste, che la virtù virile

Serbate fra i disastri d'un animo non vile.

TOR.

Quel che prometter posso, a voi giuro e prometto;

Forza farò a me stesso, per soggiogar l'affetto.

Voi colla virtù vostra segnatemi la strada,

Onde trionfi appieno, onde in viltà non cada.

MAR.

Uditemi, Torquato. Vano è celar l'amore,

Che voi per me nudriste con gelosia nel cuore.

Di perdermi sul punto, da fier dolore oppresso,

L'arcano custodito tradiste da voi stesso.

Ed io, nello scoprire la piaga vostra acerba,

D'esserne la cagione andai lieta e superba.

Piacquemi in faccia vostra una rivale ardita,

Scoperto il vostro foco, mirare ammutolita.

Piacemi, e in ogni tempo mi sarà dolce e grato,

Dir ch'io fui per mia gloria la fiamma di Torquato.

Ma più di ciò non lice sperare a me da voi.

Voi, che sperar potete? corrispondenza? e poi?

E poi ambi infelici noi ridurrebbe amore,

Senza conforto all'alma, senza mercede al cuore.

Di me dispor non posso: altrui mi vuol legata

Quella maligna stella, sotto di cui son nata;

E se di sciorre il nodo fossi soverchio ardita,

Potrei a me la pace, a voi toglier la vita.

Onde, qualor da voi penso disciormi e 'l bramo,

Segn'è che vi son grata, che più vi stimo ed amo:

Sì, vi stimo, v'apprezzo, di voi non vo' scordarmi,

Ma deggio a pro comune per sempre allontanarmi.

Se voi di qua partite, io con onor qui resto;

Se qui restar vi piace, quindi partir m'appresto.

Può la partenza mia formar l'altrui martoro;

Può la partenza vostra salvar d'ambo il decoro.

Troppo di voi mi cale; voi nel mio cuor leggete.

Scusatemi, Torquato, pensate ed eleggete.

TOR.

Ho pensato, ho risolto, ho nel mio cuore eletto.

Partirò. (s'alza.)

MAR.

Partirete? (s'alza.)

TOR.

Vinca ragion l'affetto.

Quel ragionar... quei lumi... quella virtute... ohimè!

MAR.

Ah Torquato!

TOR.

Ove sono?

MAR.

Che fia?

TOR.

Son fuor di me. (si getta sopra una sedia.)

MAR.

Ahi, dal dolore oppresso il misero è svenuto.

Sola, che far poss'io? Gente, soccorso, aiuto.

 

 

 


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