Carlo Goldoni
Il teatro comico

ATTO PRIMO

Scena Ottava. Orazio poi Gianni

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Scena Ottava. Orazio poi Gianni

 

ORAZIO Tutti fanno i conti sulla cassetta, e non pensano alle gravi spese, che io ho! Se un anno va male, addio signor capo. Oh ecco l'Arlecchino.

GIANNI Signor Orazio, siccome ho l'onore di favorirla colla mia insufficienza, così son venuto a ricever l'incomodo delle so grazie.

ORAZIO Viva il signor Gianni. (No so se parli da secondo zanni, o creda di parlar bene).

GIANNI Mi hanno detto, ch'io venga allo sconcerto, e non ho mancato, anzi ero in una bottega, che bevevo il caffè, e per far presto, ho rotto la chicchera per servirla...

ORAZIO Mi dispiace d'essere stato cagione di questo male.

GIANNI Niente, niente, Post factum nullum consilium.

ORAZIO (È un bell'umore davvero). Mi dica, signor Gianni, come gli piace Venezia?

GIANNI Niente affatto.

ORAZIO No! Perché?

GIANNI Perché ieri sera son cascado in canale.

ORAZIO Povero signor Gianni, come ha fatto?

GIANNI Vi dirò: siccome la navicella...

ORAZIO Ma ella parla toscano?

GIANNI Sempre a rotta de collo.

ORAZIO Il secondo zanni non deve parlar toscano.

GIANNI Caro signor, la me diga, in che linguaggio parla el secondo zane?

ORAZIO Dovrebbe parlare bergamasco.

GIANNI Dovrebbe! Lo so anch'io dovrebbe. Ma come parla?

ORAZIO Non lo so nemmen io.

GIANNI Vada dunque a imparare come parlano gli Arlecchini, e poi venga a correggere noi. La lara, la lara. (canticchiando con brio)

ORAZIO (Fa ridere ancora me). Ditemi un poco, come avete fatto a cadere in acqua?

GIANNI In tel smontar da una gondola, ho messo un piede in terra, e l'altro sulla banda della barca. La barca s'ha slontanà dalla riva, e mi de bergamasco son diventà venezian.

ORAZIO Signor Gianni, domani a sera bisogna andar in scena colla commedia nuova.

GIANNI Son qua, muso duro, fazza tosta, gnente paura.

ORAZIO Arriccordatevi, che non si recita più all'antica.

GIANNI E nu reciteremo alla moderna.

ORAZIO Ora si è rinnovato il buon gusto.

GIANNI El bon, el piase anca ai bergamaschi.

ORAZIO E gli uditori non si contentano di poco.

GIANNI Vu de tutto per metterme in suggezion, e no farè gnente. Mi fazzo un personaggio, che ha da far rider, se ho da far rider i altri, bisogna prima, che rida mi, onde no ghe vòi pensar. La sarà co la sarà, d'una cosa sola pregherò, supplicherò la mia carissima, la mia pietosissima udienza, per carità, per cortesia, che se i me vol onorar de qualche dozena de pomi, in vece de crudi, che i li toga cotti.

ORAZIO Lodo la vostra franchezza. In qualche altra persona potrebbe dirsi temerità, ma in un Arlecchino, il quale, come dite voi, deve far ridere, questa giovialità, questa intrepidezza è un bel capitale.

GIANNI Audaces fortuna iuvat, timidosque, con quel che segue.

ORAZIO Tra poco devo sentire un poeta, e poi voglio, che proviamo qualche scena.

GIANNI Se volì un poeta, son qua mi.

ORAZIO Siete anche poeta?

GIANNI Eccome!

 Anch'io de' pazzi ho il triplicato onore.

Son poeta, son musico, e pittore. (parte)

ORAZIO Buono, buono. Mi piace assai. In un Arlecchino anche i versi son tollerabili. Ma cotesti signori non vengono. Anderò io a sollecitargli. Gran pazienza ci vuole a far il capo di compagnia. Chi non lo crede provi una settimana, e protesto, che gliene anderà via subito la volontà. (parte)

 

 


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