Carlo Goldoni
Il teatro comico

ATTO SECONDO

Scena Prima. Lelio ed Anselmo

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ATTO SECONDO

 

Scena Prima. Lelio ed Anselmo

 

LELIO Signor Anselmo, son disperato.

ANSELMO Ma, caro signor, la ghe va a proponer per prima commedia una strazza d'un soggetto, che no l'è gnanca bon per una compagnia de burattini.

LELIO In quanto al soggetto mi rimetto, ma il mio dialogo, non lo dovevano strapazzare così.

ANSELMO Ma no sàla, che dialoghi, uscite, soliloqui, rimproveri, concetti, disperazion, tirade, le son cosse, che no le usan più?

LELIO Ma presentemente che cosa si usa?

ANSELMO Commedie de carattere.

LELIO Oh, delle commedie di carattere, ne ho quante ne voglio.

ANSELMO Perché donca no ghe n'àla proposto qualcheduna al nostro capo?

LELIO Perché non credeva, che gl'Italiani avessero il gusto delle commedie di carattere.

ANSELMO Anzi l'Italia adesso corre drio unicamente a sta sorte de commedie, e ghe dirò de più, che in poco tempo ha tanto profità el bon gusto nell'animo delle persone, che adesso anca la zente bassa decide francamente sui caratteri, e su i difetti delle commedie.

LELIO Quella è una cosa assai prodigiosa.

ANSELMO Ma ghe dirò anca el perché. La commedia l'è stada inventada per corregger i vizi, e metter in ridicolo i cattivi costumi; e quando le commedie dai antighi se faceva così, tuto el popolo decideva, perché vedendo la copia d'un carattere in scena, ognun trovava, o in se stesso, o in qualchedun'altro l'original. Quando le commedie son deventade meramente ridicole, nissun ghe abbadava più, perché, col pretesto de far rider, se ammetteva i più alti, i più sonori spropositi. Adesso che se torna a pescar le commedie nel mare magnum della natura, i omeni se sente a bisegar in tel cor, e investindose della passion, o del carattere, che se rappresenta, i sa discerner se la passion sia ben sostegnuda, se il carattere sia ben condotto, e osservà.

LELIO Voi parlate in una maniera, che parete più poeta, che commediante.

ANSELMO Ghe dirò, patron. Colla maschera son Brighella, senza maschera son un omo, che se non è poeta per l'invenzion, ha però quel discernimento, che basta per intender el so mestier. Un comico ignorante no pol riuscir in nessun carattere.

LELIO (Ho gran timore, che questi comici ne sappiano più di me). Caro amico, fatemi il piacere di dire al vostro capo di compagnia, che ho delle commedie di carattere.

ANSELMO Ghe lo dirò, e la pol tornar stassera, o domattina, che gh'averò parlà.

LELIO No; avrei fretta di farlo adesso.

ANSELMO La vede; s'ha da concertar alcune scene de commedia per doman de sera; adesso nol ghe poderà abbadar.

LELIO Se non mi ascolta subito, vado via, e darò le mie commedie a qualche altra compagnia.

ANSELMO La se comodi pur. Nu no ghe n'avemo bisogno.

LELIO Il vostro teatro perderà molto.

ANSELMO Ghe vorrà pazienza.

LELIO Domani devo partire; se ora non mi ascolta non faremo più a tempo.

ANSELMO La vaga a bon viazo.

LELIO Amico, per dirvi tutto col cuore sulle labbra, non ho denari, e non so come far a mangiare.

ANSELMO Questa l'è una bella rason, che me persuade.

LELIO Mi raccomando alla vostra assistenza; dite una buona parola per me.

ANSELMO Vado da sior Orazio, e spero, che el vegnirà a sentir subito cossa che la gh'ha, circa ai caratteri. (Ma credo, che el più bel carattere de commedia sia el suo, cioè el poeta affamado). (parte)

 


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