Carlo Goldoni
Il teatro comico

ATTO SECONDO

Scena Terza. Lelio e poi Orazio

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Scena Terza. Lelio e poi Orazio

 

LELIO Queste principesse di teatro pretendono d'aver troppa sovranità su i poeti, e se non fossimo noi, non riscuoterebbero dall'udienza gli applausi. Ma ecco il signor capo; conviene contenersi con esso con umiltà. Oh fame, fame, sei pur dolorosa!

ORAZIO Mi ha detto il signor Brighella, che V. S. ha delle commedie di carattere, e ancorché io non ne abbia bisogno, tuttavolta per farle piacere, ne prenderò qualcheduna.

LELIO Le sarò eternamente obbligato.

ORAZIO Da sedere. (i servi portano due sedie, e partono)

LELIO (Fortuna aiutami).

ORAZIO Favoritemi, e mostratemi qualche cosa di bello.

LELIO Ora vi servo subito. Questa è una commedia tradotta dal francese, ed è intitolata...

ORAZIO Non occorre altro. Quando è una commedia tradotta non fa per me.

LELIO Perché? Disprezzate voi l'opere dei Francesi?

ORAZIO Non le disprezzo; le lodo, le stimo, le venero, ma non sono il caso per me. I Francesi hanno trionfato nell'arte delle commedie per un secolo intiero; sarebbe ormai tempo, che l'Italia facesse conoscere non essere in ella spento il lume de' buoni autori, i quali dopo i Greci, ed i Latini sono stati i primi ad arricchire, e ad illustrare il teatro. I Francesi nelle loro commedie, non si può dire che non abbiano de' bei caratteri, e ben sostenuti, che non maneggiano bene le passioni, e che i loro concetti non siano arguti, spiritosi, e brillanti, ma gl'uditori di quel paese si contentano del poco. Un carattere solo basta per sostenere una commedia francese. Intorno ad una sola passione ben maneggiata e condotta, raggirano una quantità di periodi, i quali colla forza dell'esprimere prendono aria di novità. I nostri Italiani vogliono molto più. Vogliono, che il carattere principale sia forte, originale, e conosciuto, che quasi tutte le persone, che formano gli episodi siano altrettanti caratteri; che l'intreccio sia mediocremente fecondo d'accidenti, e di novità. Vogliono la morale mescolata coi sali, e colle facezie. Vogliono il fine inaspettato, ma bene originato dalla condotta della commedia. Vogliono tante infinite cose, che troppo lungo sarebbe il dirle, e solamente, coll'uso, colla pratica, e col tempo si può arrivar a conoscerle, e ad eseguirle.

LELIO Ma quando poi una commedia ha tutte queste buone qualità, in Italia, piace a tutti?

ORAZIO Oh signor no. Perché, siccome ognuno, che va alla commedia pensa in un modo particolare, così fa in lui vario effetto, secondo il modo suo di pensare. Al malinconico non piace la barzeletta; all'allegro non piace la moralità. Questa è la ragione per cui le commedie non hanno mai, e mai non avranno l'applauso universale. Ma la verità però si è, che quando sono buone, alla maggior parte piacciono, quando sono cattive quasi a tutti dispiacciono.

LELIO Quand'è così, io ho una commedia di carattere di mia invenzione, che son sicuro che piacerà alla maggior parte. Mi pare d'avere osservati in essa tutti i precetti, ma quando non li avessi tutti adempiuti, son certo d'avere osservato il più essenziale, che è quello della scena stabile.

ORAZIO Chi vi ha detto, che la scena stabile sia un precetto essenziale?

LELIO Aristotile.

ORAZIO Avete letto Aristotile?

LELIO Per dirla, non l'ho letto, ma ho sentito a dire così.

ORAZIO Vi spiegherò io cosa dice Aristotile. Questo buon filosofo intorno alla commedia ha principiato a scrivere, ma non ha terminato, e non abbiamo di lui, sopra tal materia, che poche imperfette pagine. Egli ha prescritta nella sua poetica l'osservanza della scena stabile rispetto alla tragedia, e non ha parlato della commedia. Vi è chi dice, che quanto ha detto della tragedia si debba intendere ancora della commedia, e che se avesse terminato il trattato della commedia, avrebbe prescritta la scena stabile. Ma a ciò rispondesi, che se Aristotile fosse vivo presentemente, cancellerebbe egli medesimo quest'arduo precetto, perché da questo ne nascono mille assurdi, mille improprietà, e indecenze. Due sorti di Commedia distinguo: «commedia semplice», e «commedia d'intreccio». La commedia «semplice» può farsi in iscena stabile. La commedia d'«intreccio» così non può farsi senza durezza, e improprietà. Gli antichi non hanno avuta la facilità, che abbiamo noi di cambiar le scene, e per questo ne osservano l'unità. Noi avremo osservata l'unità del luogo, semprecché si farà la commedia in una stessa città, e molto più se si farà in un'istessa casa; basta che non si vada da Napoli in Castiglia come senza difficoltà solevano praticar gli Spagnuoli, i quali oggidì principiano a correggere quest'abuso, e a farsi scrupolo della distanza, e del tempo. Onde concludo, che se la commedia senza stiracchiature, o improprietà può farsi in iscena stabile, si faccia; ma se per l'unità della scena, si hanno a introdurre degli assurdi; è meglio cambiar la scena, e osservare le regole del verisimile.

LELIO Ed io ho fatto tanta fatica per osservare questo precetto.

ORAZIO Può essere, che la scena stabile vada bene. Qual è il titolo della vostra commedia?

LELIO Il padre mezzano delle proprie figliuole.

ORAZIO Oimè! Cattivo argomento. Quando il protagonista della commedia è di cattivo costume, o deve cambiar carattere contro i buoni precetti, o deve riescire la commedia stessa una scelleraggine.

LELIO Dunque non si hanno a mettere sulla scena i cattivi caratteri per correggerli, e svergognarli?

ORAZIO I cattivi caratteri si mettono in iscena, ma non i caratteri scandolosi, come sarebbe questo di un padre, che faccia il mezzano alle proprie figliuole. E poi quando si vuole introdurre un cattivo carattere in una commedia, si mette di fianco, e non in prospetto, che vale a dire, per episodio, in confronto del carattere virtuoso, perché maggiormente si esalti la virtù, e si deprima il vizio.

LELIO Signor Orazio, non so più cosa dire. Io non ho altro da offerirvi.

ORAZIO Mi spiace infinitamente, ma quanto mi avete offerito non fa per me.

LELIO Signor Orazio, le mie miserie sono grandi.

ORAZIO Mi rincresce, ma non so come soccorrervi.

LELIO Una cosa mi resta a offerirvi, e spero, che non vi darà il cuore di sprezzarla.

ORAZIO Ditemi in che consiste?

LELIO Nella mia stessa persona.

ORAZIO Che cosa dovrei fare di voi?

LELIO Farò il comico, se vi degnate accettarmi.

ORAZIO (s'alza) Voi vi esibite per comico? Un poeta, che deve esser maestro de' comici, discende al grado di recitante? Siete un impostore, e come siete stato un falso poeta; così sareste un cattivo comico. Onde rifiuto la vostra persona come ho le opere vostre già rifiutate, dicendovi per ultimo, che v'ingannate, se credete che i comici onorati, come noi siamo, diano ricetto a' vagabondi. (parte)

LELIO Vadano al diavolo i soggetti, le commedie, e la poesia. Era meglio, che mi mettessi a recitare alla prima. Ma se ora il capo mi scaccia, e non mi vuole, chi sa! col mezzo del signor Brighella può essere, che mi accetti. Tant'è; mi piace il teatro. Se non son buono per comporre, mi metterrò a recitare. Come quel buon soldato, che non potendo essere capitano, si contentò del grado di tamburino. (parte)

 

 


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