Carlo Goldoni
Il teatro comico

ATTO SECONDO

Scena Nona. Brighella, poi Orazio ed Eugenio

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Scena Nona. Brighella, poi Orazio ed Eugenio

 

BRIGHELLA Costù per quel che vedo, l'è goffo e destro; ma no saria mio decoro, che me lassasse da lu superar. Qua ghe vol spirito, ghe vol inzegno. Qual piloto, che trovandose in alto mar colla nave, osservando dalla bussola della calamita, che el vento sbalza da garbin a sirocco, ordena ai marineri zirar le vele; cusì anca mi, ai marineri dei mii pensieri...

ORAZIO Basta così, basta così.

ANSELMO Obbligatissimo alle sue grazie. Perché no volela, che fenissa la mia scena?

ORAZIO Perché queste comparazioni, queste allegorie non si usano più.

ANSELMO E pur quando le se fa, la zente sbate le man.

ORAZIO Bisogna vedere chi è, che batte. La gente dotta non s'appaga di queste freddure. Che diavolo di bestialità? paragonare l'uomo innamorato al piloto, che è in mare, e poi dire: «I marinari dei miei pensieri!» Queste cose il poeta non le ha scritte. Questo è un paragone recitato di vostra testa.

ANSELMO Donca non ho da dir paralleli?

ORAZIO Signor no.

ANSELMO Non ho da cercar allegorie?

ORAZIO Nemmeno.

ANSELMO Manco fadiga, e più sanità. (parte)

 

 


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