Carlo Goldoni
Il teatro comico

ATTO SECONDO

Scena Quindicesima. Eleonora, con un Servitore, e detti

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Scena Quindicesima. Eleonora, con un Servitore, e detti

 

ELEONORA Serva a lor signori.

ORAZIO Servitor ossequiosissimo, mia signora. (le donne le fanno riverenza, e tutti gli uomini stanno col cappello in mano)

ELEONORA Sono comici, lor signori?

ORAZIO Sì, signora, per servirla.

ELEONORA Chi è il capo della compagnia?

ORAZIO Io per obbedirla.

ELEONORA È questa è la prima donna? (verso Placida)

PLACIDA A' suoi comandi. (con una riverenza)

ELEONORA Brava; so che vi fate onore.

PLACIDA Grazie alla sua bontà.

ELEONORA Io pure vado volentieri alle commedie, e quando vedo le vostre buffonerie, rido, come una pazza.

ORAZIO Ci favorisca di grazia, acciò ch'io non mancassi del mio dovere; mi dica con chi ho l'onor di parlare.

ELEONORA Sono una virtuosa di musica.

ORAZIO Ella è dunque una cantatrice?

ELEONORA Cantatrice? Sono una virtuosa di musica. (tutti si guardano fra di loro, e si mettono il cappello in testa)

ORAZIO Insegna forse la musica?

ELEONORA No, signore, canto.

ORAZIO Dunque è cantatrice.

PLACIDA Fate voi da prima donna? (ad Eleonora)

ELEONORA Qualche volta.

PLACIDA Brava ragazza, vi verrò a vedere. (burlandola)

PETRONIO Anch'io, signora, quando sento le smorfie delle cantatrici, crepo dalle risa.

LELIO Perdoni in grazia, non è ella la signora Eleonora?

ELEONORAsignore per l'appunto.

LELIO Non si ricorda, che ha recitato in un mio dramma?

ELEONORA Dove? Non mi sovviene.

LELIO A Firenze.

ELEONORA Il dramma com'era intitolato?

LELIO La Didone in bernesco.

ELEONORA Sì, signore, è vero. Io faceva la prima parte. Anzi l'impressario andò fallito per cagione del libro.

LELIO Tutti dicevano a cagione della prima donna; per altro, mi rimetto.

BEATRICE Dunque ella recita in opere buffe?

ELEONORAsignora, qualche volta.

BEATRICE E viene a ridere delle buffonerie dei commedianti?

ELEONORA Vi dirò. Mi piace tanto il vostro modo di trattare, che verrei volentieri ad unirmi con voi.

ORAZIO Vuol fare la commediante?

ELEONORA Io la commendiante!

ORAZIO Ma dunque cosa vuol fare con noi?

ELEONORA Verrò a cantar gl'intermezzi.

ORAZIO Obbligatissimo alle sue grazie.

ELEONORA Il compagno lo troverò io, e con cento zecchini vi assolverete dalla spesa di tutti due.

ORAZIO Non più di cento zecchini?

ELEONORA Viaggi, alloggi, piccolo vestiario, queste sono cose, che ci s'intendono.

ORAZIO Eh benissimo, cose che si usano.

ELEONORA Gl'intermezzi gli abbiamo noi; ne faremo quattro per obbligo in ogni piazza, e volendone di più, ci farete un regalo di dieci zecchini per ogni muta.

ORAZIO Anche qui non c'è male.

ELEONORA L'orchestra poi, deve esser sufficiente.

ORAZIO Questo s'intende.

ELEONORA Abiti sempre nuovi.

ORAZIO Ho il sarto in casa.

ELEONORA Il mio staffiere fa la parte muta, e si contenterà di quello che gli darete.

ORAZIO Anche il servitore è discreto.

ELEONORA Tutto va bene.

ORAZIO Va benissimo.

ELEONORA La cosa è aggiustata, mi pare

ORAZIO Aggiustatissima.

ELEONORA Dunque...

ORAZIO Dunque, signora, non abbiamo bisogno di lei.

TUTTI Bravo, bravo. (con allegria)

ELEONORA Come! Mi disprezzate così?

ORAZIO Cosa credete, signora mia, che i comici abbiano bisogno, per far fortuna, dell'animo della vostra musica? Pur troppo per qualche tempo l'arte nostra si è avvilita a segno di mendicar dalla musica i suffragi per tirar la gente al teatro. Ma grazie al Cielo, si sono tutti disingannati, ed è stata intieramente sbandita dai nostri teatri. Io non voglio entrare nel merito, o nel demerito de' professori di canto, ma vi dico, che tanto è virtuoso il musico, quanto il comico, quando ognuno sappia il suo mestiere; con questa differenza, che noi per comparire, dobbiamo studiare per necessità, ma voi altre piccole cantatrici, vi fate imboccare un paio di arie, come i pappagalli, e a forza d'impegni vi fate batter le mani. Signora virtuosa, la riverisco. (parte)

ELEONORA Ecco qui. I comici sono sempre nemici dei virtuosi di musica.

PLACIDA Non è vero, signora, non è vero. I comici sanno rispettare quei musici, che hanno del merito e della virtù; ma i musici di merito, e virtuosi rispettano altresì i comici onorati, e dabbene. Se foste voi una virtuosa di grado, non verreste a offerirvi a cantare gl'intermezzi nella commedia. Ma quando ciò vi riuscisse, avreste migliorato assai di condizione, mentre è molto meglio vivere fra' comici mediocri, come siamo noi, che fra i cattivi musici, coi quali sarete sin'ora stata. Signora virtuosa a lei m'inchino. (parte)

ELEONORA Questa prima donna avrà fatto da principessa, e si crede di esser ancora tale.

BEATRICE Come voi, che avrete veduti i cartoni di qualche libro di musica, e vi date a credere di essere virtuosa. È passato il tempo, signora mia, che la musica si teneva sotto i piedi l'arte comica. Adesso abbiamo anche noi il teatro pieno di nobiltà, e se prima venivano da voi per ammirare, e da noi per ridere; ora vengono da noi per goder la commedia, e da voi per la conversazione. (parte)

ELEONORA Sono ardite davvero queste commedianti, signori miei, non mi credeva d'avere un simile trattamento.

EUGENIO Sareste stata meglio trattata, se foste venuta con miglior maniera.

ELEONORA Noi altre virtuose parliamo quasi tutte così.

EUGENIO E noi altri comici rispondiamo così. (parte)

ELEONORA Sia maladetto quando son qui venuta.

PETRONIO Certo che ha fatto male a venir a sporcare i virtuosi suoi piedi sulle tavole della commedia.

ELEONORA Voi, chi siete?

PETRONIO Il Dottor per servirla.

ELEONORA Dottor di commedia.

PETRONIO Com'ella virtuosa di teatro.

ELEONORA Che vuol dire, dottore senza dottrina.

PETRONIO Che vuol dire: virtuosa senza saperlegger; né scrivere. (parte)

ELEONORA Ma questo è troppo; se qui resto, ci va della mia riputazione. Staffiere, voglio andar via.

ANSELMO Siora virtuosa, se la volesse restar servida a magnar quattro risi coi commedianti, l'è padrona.

ELEONORA Oh voi siete un uomo proprio, e civile.

ANSELMO Mi no son padron de casa, mal el capo di compagnia l'è tanto mio amigo, che se ghe la condurrò, so che el la vederà volentiera.

ELEONORA Ma le donne, mi perderanno il rispetto.

ANSELMO Basta che la se contegna con prudenza, e la vederà, che tutte le ghe farà ciera.

ELEONORA Andate, ditelo al capo di compagnia, e s'egli m'invita, può essere, che mi lasci indurre a venire.

ANSELMO Vado subito. (Ho inteso. La musica de sta patrona, l'è compagna della poesia del sior Lelio. Fame tanta, che fa paura). (parte)

LELIO Signora Eleonora, a me che sono vostro conoscente antico, potete parlare con libertà. Come vanno le cose vostre?

ELEONORA Male assai. L'impresario dell'opera, in cui io recitava, è fallito; ho perduta la paga, ho dovuto far il viaggio a mie spese, e per dirvi tutto, non ho altro che quello che mi vedete intorno.

LELIO Anch'io, signora mia, sono nello stesso caso, e se volete prendere il partito, che ho preso io, starete bene ancor voi.

ELEONORA A che cosa vi siete voi appigliato?

LELIO A fare il comico.

ELEONORA Ed io dovrò abbassarmi a tal segno?

LELIO Signora mia, come state d'appetito?

ELEONORA Alquanto bene.

LELIO Ed io benissimo. Andiamo a desinare, che poi ne parleremo.

ELEONORA Il capo di compagnia non mi ha mandato l'invito.

LELIO Non importa: andiamo, che è galantuomo. Non vi rifiuterà.

ELEONORA Ho qualche difficoltà.

LELIO Se avete difficoltà voi, non l'ho io. Vado a sentire l'armonia de' cucchiai, che è la più bella musica di questo mondo. (parte)

ELEONORA Staffiere, che facciamo?

STAFFIERE Io ho una fame, che non posso più.

ELEONORA Andiamo, o non andiamo?

STAFFIERE Andiamo per amor del Cielo.

ELEONORA Bisognerà superar la vergogna. Ma che farò? Mi lascierò persuadere a far la comica? Mi regolerò secondo la tavola dei commedianti. Già, per dirla, è tutto teatro, e di cattiva musica, può essere, ch'io diventi, mediocre comica. Quante mie compagne farebbero così, se potessero! È meglio guadagnarsi il pane colle sue fatiche, che dar occasione di mormorare. (parte collo Staffiere)

 


 


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