Carlo Goldoni
Il teatro comico

ATTO TERZO

Scena Prima. Orazio ed Eugenio

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ATTO TERZO

 

Scena Prima. Orazio ed Eugenio

 

EUGENIO Ora la compagnia è veramente compiuta. Il signor Lelio, e la signora Eleonora suppliscono a due persone, ch'erano necessarie.

ORAZIO Chi sa se saranno buoni da recitare?

EUGENIO Gli proverete; ma io giudico, che abbiano a riuscire ottimamente.

ORAZIO Poi converrà osservare il loro modo di vivere. Uno ha in capo la poesia, l'altra la musica; non vorrei che m'inquietassero colle loro idee. Sapete, ch'io sopra tutto fo capitale della quiete nella mia compagnia, che stimo più un personaggio di buoni costumi, che un bravo comico, che sia torbido, e di mal talento.

EUGENIO E così va fatto. La buona armonia fra compagni contribuisce al buon esito delle commedie. Dove sono dissensioni, gare, invidie, gelosie, tutte le cose vanno male.

ORAZIO Io non so come la signora Eleonora siasi indotta in un momento a voler far la comica.

EUGENIO La necessità la conduce a procacciarsi questo poco di pane.

ORAZIO Quando sarà rimessa in buono stato, farà come tanti altri, non si ricorderà del benefizio, e ci volterà le spalle.

EUGENIO Il mondo è sempre stato così.

ORAZIO L'ingratitudine è una gran colpa.

EUGENIO Eppure tanti sono gl'ingrati.

ORAZIO Osservate il signor Lelio, che medita qualche cosa per far prova della sua abilità.

EUGENIO Ora verrà da voi a farsi sentire. Non gli voglio dar soggezione.

ORAZIO Sì, fate bene a partire. Andate dalla signora Eleonora, e quando mi sarò sbrigato dal poeta, mandatemi la virtuosa.

EUGENIO Poeta salvatico, e virtuosa ridicola. (parte)

 

 


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