Carlo Goldoni
Il teatro comico

ATTO TERZO

Scena Decima. Il Suggeritore e detti

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Scena Decima. Il Suggeritore e detti

 

SUGGERITORE Cospetto del diavolo! Si finisce, o non si finisce questa maledetta commedia?

ORAZIO Ma voi sempre gridate. Quando si prova, vorreste che si andasse per le poste per finir presto. Quando si fa la commedia, se qualcheduno parla dietro le scene, taroccate, che vi si sentono da per tutto.

SUGGERITORE Se tarocco, ho ragione, mentre la scena è sempre piena di gente, che fa romore, e mi maraviglio di lei, che lasci venir tanta gente in scena, che non ci possiamo movere.

ORAZIO Per l'avvenire non sarà così. Voglio assolutamente la scena sgombrata.

EUGENIO Io non so, che piacere abbiano a venire a veder la commedia in scena.

VITTORIA Lo fanno per non andare nella platea.

EUGENIO Eppure la commedia si gode meglio in platea, che in scena.

VITTORIA Sì, ma taluni dai palchi sputano, e infastidiscono le persone che sono giù.

ORAZIO Veramente, per perfezionare il buon ordine de' teatri, manca l'osservanza di questa onestissima pulizia.

EUGENIO Manca un'altra cosa, che non ardisco dirla.

ORAZIO Siamo tra di noi, potete parlare con libertà.

EUGENIO Che nei palchetti non facciano tanto romore.

ORAZIO È difficile assai.

PLACIDA Per dirla è una gran pena per noi altri comici recitare allora quando si fa strepito nell'udienza. Bisogna sfiatarsi per farsi sentire, e non basta.

VITTORIA In un pubblico bisogna aver pazienza. E alle volte, che si sentono certi fischietti, certe cantatine da gallo? Gioventù allegra; vi vuol pazienza.

ORAZIO Mi dispiace, che disturbano gli altri.

PETRONIO E quando si sentono sbadigliare?

ORAZIO Segno, che la commedia non piace.

PETRONIO Eh qualche volta lo fanno con malizia; e per lo più nelle prime sere delle commedie nuove, per rovinarle, se possono.

LELIO Sapete cosa cantano quelli, che vanno alla commedia? La canzonetta d'un intermezzo:

 

Signor mio, non vi è riparo,

io qui spendo il mio denaro,

voglio far quel che mi par.

 

SUGGERITORE Vado, o non vado?

TONINO Via, andè, che ve mando.

SUGGERITORE Come parla, signor Pantalone?

TONINO Colla bocca, compare.

SUGGERITORE Avverta bene, e mi porti rispetto, altrimenti si pentirà. Le farò dire degli spropositi in scena, se non mi tratterà bene. Mentre se i commedianti si fanno onore, è a della mia buona maniera di suggerire. (entra)

ORAZIO Certamente, tutto contribuisce al buon esito delle cose.

SUGGERITORE So, che non vorreste, che vostro figlio... (di dentro, suggerendo) So che non vorreste, che vostro figlio...

TONINO Dottor, a vu.

DOTTORE Ah son qui. So, che non vorreste, che vostro figlio si ammogliasse, perché voi siete innamorato della mia figliuola, ma questa vostra debolezza fa torto al vostro carattere, alla vostra età. Rosaura non si sarebbe mai persuasa di sposar voi; dunque era inutile il vostro amore, ed è un atto di giustizia, che contentiate il vostro figlio; e se amate Rosaura, farete un'azione eroica, da uomo onesto, da uomo savio, e prudente a cederla a una persona che la renderà felice e contenta, e avrete voi la consolazione di essere stato la causa della sua più vera felicità.

PANTALONE Sì ben, son un galantomo, son un omo d'onor, voggio ben a sta puta, e voggio far un sforzo per demostrarghe l'amor che ghe porto. Florindo sposerà vostra fia, ma perché vostra fia l'ho vardada con qualche passion, e no me la posso desmentegar, no voggio metterme a rischio, avendola in casa, de viver continuamente all'inferno. Florindo, fio mio, el Cielo te benediga. Sposa siora Rosaura, che la lo merita, e resta in casa con ela, e co so sior pare, fina che vivo mi, e te passerò un onesto e comodo trattamento. Niora, za che no m'avè volesto ben a mi, voggiè ben a mio fio. Trattèlo con amor, e con carità, e compatì le debolezze de un povero vecchio, orbà più dal vostro merito, che dalle vostre bellezze. Dottor caro, vegnì da mi, che metteremo in carta ogni cossa. Se ve bisogna robba, bezzi, son qua. Spenderò, farò tutto, ma in sta casa no ghe vegno mai più. Oimè! gh'ho el cuor ingropà me sento, che no posso più. (parte)

ROSAURA Povero padre mi fa pietà.

 

 


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