Carlo Goldoni
Il teatro comico

ATTO TERZO

Scena Undicesima. Brighella, Arlecchino e detti

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Scena Undicesima. Brighella, Arlecchino e detti

 

ARLECCHINO E cusì per tornar al nostro proposito, Colombina, dame la man.

BRIGHELLA Colombina non farà sto torto a Brighella.

LELIO Signor Orazio, ecco appunto, come termina il mio soggetto, che voi non avete voluto sentire. (cava i foglietti e legge) Florindo sposa Rosaura. Arlecchino Colombina; e coi matrimoni termina la commedia.

ORAZIO Siete veramente spiritoso.

LELIO Anzi vi dirò di più...

GIANNI Sior Orazio, gh'è altro da provar?

ORAZIO Per ora basta così.

GIANNI La podeva aver anca la bontà de sparagnarme sta gran fadiga.

ORAZIO Perché?

GIANNI Perché sta sorte de scene, le fazzo co dormo.(si cava la maschera)

ORAZIO Non dite così, signor Arlecchino, non dite così. Anco nelle piccole scene si distingue l'uomo di garbo. Le cose quando sono fatte, quando sono dette con grazia, compariscono il doppio, e quanto le scene sono più brevi, tanto più piacciono. L'Arlecchino deve parlar poco, ma a tempo. Deve dire la sua botta frizzante, e non stiracchiata. Stroppiar qualche parola naturalmente, ma non stroppiarle tutte, e guardarsi da quelle stroppiature, che sono comuni a tutti i secondi zanni. Bisogna crear sempre qualche cosa del suo, e per creare bisogna studiare.

GIANNI La me perdona, che se pol crear anca senza studiar.

ORAZIO Ma come?

GIANNI Far come che ho fatto mi, maridarse, e far nascer dei fioi. (parte)

ORAZIO Questa non è stata cattiva.

PLACIDA Se non si prova altro, anderò via ancor

ORAZIO Ora andremo tutti.

EUGENIO Possiamo andare dal nostro signor capo, che ci darà il caffè.

ORAZIO Padroni, vengano pure.

LELIO Una cosa voleva dirvi per ultimo, e poi ho finito.

ORAZIO Dica pure.

LELIO Il mio soggetto finiva con un sonetto, vorrei, che mi diceste, se sia ben fatto, o malfatto terminare la commedia con un sonetto.

ORAZIO Dirò: i sonetti in qualche commedia stanno bene, e in qualche commedia stanno male. Anche il nostro poeta alcune volte li ha usati con ragione, e alcune volte ne potea far di meno. Per esempio: nella Donna di Garbo, si termina la commedia in un'accademia, ed è lecito chiuderla con un sonetto. Nella Putta onorata, Bettina termina con un brindesi, e lo fa in un sonetto. Nella Buona , dice in un sonetto finale, qual esser debba la moglie buona. Nella Vedova Scaltra, e nei Due gemelli veneziani, si potevano risparmiare; e nelle altre non ha fatto sonetti al fine, perché questi assolutamente senza una ragione non si possono, e non si devono fare.

LELIO Manco male, che ha errato anche il vostro poeta.

ORAZIO Egli è uomo, come gl'altri, e può facilmente ingannarsi, anzi colle mie stesse orecchie l'ho sentito dir più, e più volte, che trema sempre allorché deve produrre una nuova sua commedia su queste scene. Che la commedia è un componimento difficile, che non si lusinga d'arrivare a conoscere, quanto basta, la perfezione della commedia, e che si contenta di aver dato uno stimolo alle persone dotte, e di spirito, per rendere un giorno la riputazione al Teatro Italiano.

PLACIDA Signor Orazio, sono stanca di star in piedi, avete ancor finito di chiaccherare?

ORAZIO Andiamo pure: è terminata la prova, e da quanto abbiamo avuto occasione di discorrere, e di trattare in questa giornata, credo che ricavare si possa, qual abbia ad essere, secondo l'idea nostra, il nostro Teatro Comico.

- FINE -


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