Carlo Goldoni
Terenzio

ATTO QUINTO

SCENA SESTA

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SCENA SESTA

 

Precedono i suonatori con timpani, colle tube o sien corni, e colle tibie, specie d'oboè antichi; indi seguono i Littori del pretore, uno Scriba, indi il Pretore medesimo, con seguito di Romani.

Escono dalla scena opposta, incontrandosi con i suddetti, Lucano e Terenzio, seguitati da Lelio, Fabio e Damone, servi, clienti e popolo.

Schierati tutti all'intorno restano, nel mezzo, il Pretore a diritta, Lucano a sinistra, Terenzio in mezzo di loro. Da una parte lo Scriba, e dall'altra il Capo de' Littori.

 

PRE.

Delle fasciate verghe, littor, sciolgansi i nodi.

LITT.

(Scioglie il fascio delle verghe e ne presenta una al pretore.)

PRE.

Chiedi tu, e le parole serba usitate e i modi. (a Lucano.)

LUC.

Libero questo i' chiedo, che servo ora m'additi.(al Pretore.)

PRE.

(Pone la verga sul capo di Terenzio.)

Libero lui dichiaro col poter de' Quiriti.

Frangasi la vendetta. (rendendo la verga al Littore.)

LITT.

(Percuote colla verga tre volte il capo a Terenzio, indi la spezza.)

PRE.

Faccia percuoti e tergo. (al Littore.)

LITT.

(Batte col pugno leggermente la faccia e la schiena a Terenzio.)

DAM.

(Presenta una tazza con entro del vino a Lucano.)

LUC.

Le tue con sacra tazza labbra onorate aspergo. (beve dalla tazza, indi la porge a Terenzio.)

TER.

(Beve, indi rimette la tazza a Damone.)

PRE.

Abbia il tuo nome. (a Lucano, accennando Terenzio.)

LUC.

Ei l'ebbe.

PRE.

Tre ne porta un Romano. (a Lucano.)

LUC.

Son due Publio Terenzio: terzo sia l'Africano.

PRE.

Scriba, lui fra' liberti ne' dittici fia scritto. (allo Scriba)

 

(Lo Scriba registra il nome di Terenzio collo stile in una tavoletta.)

PRE.

L'ultimo rito adempi dalle leggi prescritto. (al Littore.)

 

(Il Littore copre il capo a Terenzio; indi, prendendolo per la mano, lo conduce in giro, facendolo vedere a ciascheduno degli astanti. Per ultimo, viene condotto a Lucano; vuole scoprirsi il capo in atto di riverenza, Lucano lo trattiene.)

LUC.

Serba a' tuoi crini il fregio di libertate in segno,

Di tua virtute il premio, di mia pietade un pegno.

TER.

(Tornando al posto di prima.)

Almo pretor di Roma, (al Pretore.) padre eccelso, conscritto, (a Lucano.)

Gente illustre togata, popol romuleo invitto,

Dono è sublime, illustre, della pietà di Roma

Poter de' padri in faccia coprir libera chioma.

Volgo le luci in giro, e veggo a mio rossore

Fra Roma e fra Lucano gara per me d'amore:

Oh, fosse a me concessa facondia che a' nostri

Odesi al Roman foro dagli orator sui rostri,

Da cui, contro i nemici nell'animar le squadre,

Demostene fu vinto, dell'eloquenza il padre.

Ma se a comico vate sono i topici ignoti,

Da me, dell'arte invece, Roma gradisca i voti.

Serbino i numi eterno al popolo latino

Il don riconosciuto da Bruto e Collatino,

Dono di libertade, per più di trecent'anni

Al popolo concesso, scacciati i re tiranni.

Delle nazion nemiche, de' barbari l'orgoglio,

Veggasi fra catene deposto al Campidoglio;

E 'l teschio rinvenuto di quello alle pendici,

Di sangue sta presagio, ma sangue de' nemici.

Deh, patria mia, perdona. Chi veste lazia tunica,

A te non può felice pregar la guerra punica;

Facciano di Cartago, faccian del Tebro i numi,

(Che alfin sono gli stessi culti in vari costumi)

Che dell'aquile invitte Africa non sia preda,

Ma inchinisi al destino, Roma rispetti, e ceda.

Capo dell'orbe intero, che pesi, gradi e onori

Parti, disponi, alterni fra consoli e pretori,

Tribuni, magistrati, padri, edili, censori,

Decurioni, maestri, comizi e dittatori;

Tuoi cittadin concordi, diretti ad un sol polo,

Negli animi diversi serbino un pensier solo.

Ogni passion privata, vinta nel seno e doma,

Fondino i beni loro nella gloria di Roma.

Godi perpetua pace, regna del Tebro in riva,

Fin dove il tuo fato scritto nel cielo arriva;

E se dai numi al Lazio fosse prescritto il fine,

La libertà di Roma passi ad altro confine,

Dove con gloria pari, con pari legge alterna,

Abbia l'Italia onore di Repubblica eterna.

PRE.

Eco a' fausti presagi al ciel salga giuliva.

LUC.

Viva, Romani, il vate.

LEL.

Viva Terenzio.

TUTTI

Viva.

 

(Al suono degli stromenti parte il Pretore con tutti quelli che lo seguirono.)

 

 

 


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