Carlo Goldoni
L'uomo di mondo

ATTO SECONDO

SCENA TERZA

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SCENA TERZA

 

Momolo, poi Eleonora

 

MOM. Ho capio el zergo. Sior Dottor me vorave puzar sta so putta, e per questo el me va persuadendo de maridarme. Certo che se avesse da far la tombola39, la faria più tosto con questa che con un'altra, ma per adesso no me voggio ligar.

ELEON. Bene obbligata, signor Momolo, della finezza.

MOM. El xe mio debito, patrona. Me parerave de mancar al mio dover, se capitando da so sior padre, no cercasse de reverirla.

ELEON. Per altro, se non era per venir da mio padre, io non potea sperare di rivedervi.

MOM. Basta un so comando per farme vegnir de zorno, de notte, e da tutte le ore.

ELEON. Eh, so che voi non perdete il vostro tempomale.

MOM. Anzi l'impiegherave benissimo, se me fosse lecito de incomodarla più spesso.

ELEON. E ch'è, che v'impedisca di favorirmi?

MOM. La vede ben, so sior padre so che el me vede volentiera, ma se mi abusasse della so bona grazia, el se poderia insospettir.

ELEON. Mio padre anzi non fa che parlar di voi; vi vorrebbe sempre con lui, con me, padrone di questa casa.

MOM. Se credesse sta cossa, me saveria profittar.

ELEON. Quand'io ve la dico, la potete credere.

MOM. Donca, siora Eleonora, se la me permette, vegnirò la sera a star con ela un per de ore almanco.

ELEON. Due ore sole?

MOM. Anca più, se la vol.

ELEON. E non istareste meco per sempre?

MOM. Sto sempre me un pochettin da pensar.

ELEON. Deggio confessare, che voi avete molto più giudizio di me. Dove si è inteso mai che una figlia civile parlasse con sì poca prudenza, com'io vi parlo? Non vi formalizzate per questo. Compatite in me la passione che mi fa parlare.

MOM. Adesso mo la me fa vegnir rosso, da galantomo.

ELEON. Fate bene a scherzare: io me lo merito; priegovi solamente aver carità di me, e non dire a nessuno la mia debolezza.

MOM. Cossa disela? La me offende a parlar cussì. Son un galantomo.

ELEON. Se non avessi stima di voi, non mostrerei premura d'avervi meco.

MOM. Stupisso che la gh'abbia tanta bontà per mi, che so certo de no meritarla.

ELEON. Ora voglio parlarvi con vera sincerità. Il vostro merito non lo conoscete, e gli fate poca giustizia.

MOM. La vol dir che fazzo una vita un poco troppo barona.

ELEON. Non dico questo; ma certamente sareste in grado di fare una molto miglior figura.

MOM. Cossa vorla far? Son ancora zovene.

ELEON. Se perdetemale i giorni della gioventù, che sperate voi da quelli della vecchiaia?

MOM. La dise ben veramente; sarave ora che tendesse al sodo, ma gnancora no posso.

ELEON. Non potete? Avete mai provato?

MOM. Per dir el vero, no ho mai provà.

ELEON. Come dunque a dir vi avanzate di non potere, se non avete cambiato? Provate, signor Momolo, e so che avete tanto cuore e tanto talento da regolar da voi stesso il vostro modo di vivere.

MOM. Come oggio da far a principiar? La me insegna ela.

ELEON. Io sono in grado da apprendere, non da insegnare.

MOM. E pur, sotto una maestra de sta sorte, chi sa che no fasse profitto?

ELEON. Voglio insegnarvi una cosa sola.

MOM. Via mo, la diga.

ELEON. Fate capitale di chi vi ama sinceramente.

MOM. La lizion xe ottima, ma chi possio sperar che me voggia ben con sta sincerità che la dise?

ELEON. Quelle persone che vi amano senza interesse.

MOM. Al d'ancuo se ghe ne stenta a trovar.

ELEON. Mi credete voi interessata?

MOM. Ela? me vorla ben?

ELEON. Basta così. Conosco di essermi un poco troppo avanzata. Compatitemi, e se siete in grado di credermi, non siate ingrato.

MOM. Cercherò la maniera...

ELEON. Con licenza, sono chiamata.

MOM. La me lassa cussì sul più bello?

ELEON. All'onore di riverirvi. (parte)

 

 

 





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39 Capitombolo vuol dir qui nel laccio.



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