Carlo Goldoni
L'uomo di mondo

ATTO SECONDO

SCENA DICIANNOVESIMA

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SCENA DICIANNOVESIMA

 

Beccaferro, Tagliacarne, poi Ottavio

 

BECCAF. Questi è un uomo che merita essere servito.

TAGLIAC. Meglio è pigliare quattro zecchini da lui, che dieci da un altro.

BECCAF. Ma poi, amico, bisognerà che ce ne andiamo, perché in questo paese chi ne fa una di queste, non ne fa due.

TAGLIAC. Sì, ce ne andremo subito. Quattro zecchini pagheranno il viaggio.

BECCAF. Dove troveremo il signor Ottavio?

TAGLIAC. Dovrebbe essere poco lontano, secondo ch'egli ci ha detto.

BECCAF. Proviamo un poco, s'egli ci sentisse. Eh, ehm.

TAGLIAC. (Fischia)

BECCAF. Signor Ottavio, signor Ottavio. (da più parti, sotto voce)

OTT. E bene, cosa volete?

TAGLIAC. Abbiamo bisogno di vossignoria.

OTT. Non avete fatto ancora?

BECCAF. Senza di lei non si può far niente.

OTT. Non è stato qui Momolo? L'ho pur sentito alla voce.

TAGLIAC. C'è stato.

OTT. Perché non avete fatto l'obbligo vostro?

TAGLIAC. Lo faremo or ora.

OTT. Tornerà Momolo?

TAGLIAC. Tornerà.

OTT. Animo dunque, io mi ritiro.

BECCAF. Se vossignoria si ritira, non faremo niente.

OTT. Io non ci voglio essere.

TAGLIAC. Anzi ci ha da essere. (lo bastonano)

OTT. Ahi, traditori, aiuto! (i due bravacci partono)

 

 

 


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