Carlo Goldoni
Il vecchio bizzarro

ATTO SECONDO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

Pantalone e detti.

 

PANT. Amigo, compatime se vegno avanti.

CEL. Caro signor Pantalone, siate il benvenuto.

ARG. (Oh, questo è un imbroglio!) (da sé)

PANT. Cossa feu? Steu ben?

CEL. Mi è ritornato il mio male. Ed ora son qui con questo medico.

PANT. Quello xe Traccagnin, vostro servitor.

CEL. No, è suo fratello.

ARG. Somiglia assaissimo a suo fratello. Non vi è altra differenza, se non che questi è zoppo.

TRACC. (Fa il zoppo)

PANT. Bravo, sior zotto. (Ghe zogo, che i vol far zo sto minchion). (da sé)

CEL. Ha un altro difetto. Parla male, che non si sa che diavolo dica.

ARG. Per altro poi è un uomo grande, un eccellentissimo medico.

PANT. (Oh che baroni!) (da sé) Feme un servizio, fia, con licenza del vostro paron. Andè da siora Flaminia, e diseghe che, se la se contenta, ghe vorave far una visita.

ARG. Non so se ora potrà...

PANT. Diseghelo, e sentiremo.

ARG. Non vorrei ch'ella...

CEL. Via; andate, obbedite, e non replicate.

ARG. Anderò. (Ho paura che finisca male per Traccagnino. Basta, ci pensi da sé). (da sé, e parte)

 

 

 


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