Carlo Goldoni
La vedova scaltra

ATTO PRIMO

Scena Quinta. Arlecchino e dette

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Scena Quinta. Arlecchino e dette

 

Arl. Con grazia, se pol entrar? Resti servida. Obbligatissimo alle sue grazie.

Ros. Bel complimento!

Mar. Se ve lo dico; è graziosissimo.

Arl. Se la se contenta, gh’ho da far un’ambassada.

Ros. dite pure, che io vi ascolto.

Arl. Milord Runebif la reverisse.

Ros. (a Marionette) Questi è un cavaliere inglese, che ho veduto la scorsa

notte alla festa da ballo.

Mar. Lo conosco. È un cavalier generoso.

Arl. E dopo averla reverida, el dis che stamatina el vegnirà a bever la cioccolata; e per segno della verità, el ghe manda sto anello.

Ros. Mi maraviglio di te e di chi ti manda con simili ambasciate. Se Milord vuol venire da me a bere la cioccolata, è padrone, ma quell’anello mi offende. Egli non mi conosce. Digli che venga, e imparerà meglio a conoscermi.

Arl. Come! La ricusa un anello! Da chi hala imparà sta brutta usanza? Al d’ancuo donne che recusa regali, ghe ne son poche.

Ros. Orsù, non più repliche, riportalo a chi te l’ha dato, e digli che Rosaura non ha bisogno dei sui anelli.

Arl. Mi rest attonito, stupefatto, maraveià. El me par un insonio. Una donna recusa un anello? L’è un miracolo contro natura.

Mar. Galantuomo, lasciatemi vedere codestanello.

Arl. Vardelo pur. Anca Marionette se farà maraveia, perché‚ gnanca in Franza no se farà sti spropositi.

Mar. Com’è bello! Varrà almeno trecento doppie, e voi lo volete lasciar andare?

Ros. Ti pare che una donna civile abbia da ricevere un regalo così alla prima, senza un poco di complimento?

Mar. Sì, sì, dite bene. Riportatelo a Milord, e ditegli che venga a bere la cioccolata. (la padrona ne sa più di me.)

Arl. Anderò, ghe lo dirò, racconteròa tutta Venezia che una donna ha ricusà un anello, ma son siguro che tutti la crederà una favola.

(parte)

Ros. Alcuni forestieri hanno di noi altre Italiane una pessima prevenzione. Credono che l’oro e le gioie, che portano dai loro paesi, abbiano a dirittura a renderci loro schiave. In quanto a me, se ho da ricever qualche regalo, voglio prima farmi pregare per accettarlo, e voglio che l’averlo accettato sia tutta la mercede di chi lo porge.

Mar. Brava, signora padrona! Questo è un bellissimo sentimento, non così famigliare a tutti, e non così facile da porsi in esecuzione. Ma torna il cameriere.

Ros. E seco vi è il Milord. Egli al certo non perde tempo.

Mar. Gl’Inglesi hanno poche parole e molti fatti.

Ros. La loro troppa serietà non mi piace.

Mar. Sì: ogni quarto d’ora dicono dieci parole.

Ros. Introduci l’Inglese e poi va a frullare la cioccolata.

Mar. Intanto passerò il tempo con Arlecchino.

Ros. Non gli dar confidenza.

Mar. Eh, so vivere anch’io. Sono Francese e tanto basta.

(parte)


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