Carlo Goldoni
La vedova scaltra

ATTO PRIMO

Scena Tredicesima. Pantalone, poi Monsieur Le Blau

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Scena Tredicesima. Pantalone, poi Monsieur Le Blau

 

Pan. Eppur è vero, se mi no gh’avea quella putta in casa, mi mìno me insuniava de maridarme. Gh’ho chiapà a voler ben, e no posso viver senza de ela. Mon. Monsieur Pantalone, vostro servitor di buon cuore.

Pan. Servitor obbligatissimo, monsù Le Blò.

Mon. Voi tenete in molto prezzo la vostra persona.

Pan. Perché‚ disela cussì?

Mon. Perché‚ vi lasciate poco godere dai vostri amici.

Pan. Oh la vede; son vecchio. No posso più far nottolae; el goto me piase, ma bisogna che vaga lizier, e co le donne ha battuo la ritirada.

Mon. Eppure io non mi batterei con voi a far all’amore con una bella donna. Siete vecchio ma li portate bene i vostri anni.

Pan. Certo, che schinele mi no ghe n’ho.

Mon. Evviva monsieur Pantalone de’ Bisognosi. Io ho una bottiglia di Borgogna di dodici anni, che potrebbe dar la vita ad un morto. Voglio che ce la beviamo insieme.

Pan. Perché‚ no? Per una bottiglia ghe stago.

Mon. E voi come state a vino di Cipro? una volta ne ho bevuto del buono alla vostra casa.

Pan. Gh’ho una barila preziosa, con una mare cussì perfetta, che farave deventar bone anca le lavaùre dei fiaschi.

Mon. Buono, buono. Lo sentiremo.

Pan. Quando vol‚.

Mon. Alon: chi ha tempo, non aspetti tempo.

Pan. Adesso no xe tempo. In casa ghe xe della suggezion. Lassemo che le donne le vaga fore decasa, e po staremo colla nostra libertà.

Mon. Le donne non mi mettono in soggezione. Andiamo, andiamo.

Pan. Bisogna averghe sta poca de convenienza.

Mon. Eh, madama Rosaura avrà piacere che le andiamo a far un poco di conversazione. è una donna di grande spirito: avete una gran cognata, signor Pantalone.

Pan. (Adesso ho capìo che sorte de vin ch’el vorave bever; ghe xe anca in casa quella putta. No vorave...No no, alla larga) (a Monsieur) Certo, la xe una vedoa propria, civil e modesta.

Mon. Amico, fatemi il piacere, conducetemi a darle il buon giorno.

Pan. Oh la fala, mi gh’ho nome Pantalon, no gh’ho nome condusi.

Mon. Voi che siete il padrone di casa potete farlo.

Pan. Posso farlo, ma no devo farlo.

Mon. Perché‚?

Pan. Perché‚? Ghe par a ela ch’el cugnà abbia da batter el canafio alla cugnada?

Mon. Eh, lasciate questi pregiudizi. Siate amico, siate galantuomo. Farò io lo stesso per voi.

Pan. Mi la ringrazio infinitamente, no gh’ho bisogno de sti servizi, e no son in stato de farghene.

Mon. O io son pazzo, o non mi capite. Mi piace la signora Rosaura, vorrei vederla da vicino; vi prego che mi facciate l’introduzione, e pare a voi che vi chieda una gran cosa?

Pan. Eh, una bagatela. A chi non patisce le gatorigole, no vol dir gnente.

Mon. Ma io poi vi anderò senza di voi.

Pan. La se comoda.

Mon. Ella è vedova voi non le comandate.

Pan. La dise ben.

Mon. Volevo aver a voi quest’obbligazione.

Pan. No m’importa gnente.

Mon. Un altro si pregherebbe di potermi usare una tal finezza.

Pan. E mi son tutto il contrario.

Mon. Non è galantuomo chi non sa servire all’amico.

Pan. In te le cosse lecite e oneste.

Mon. Io sono un onestuomo.

Pan. Lo credo.

Mon. Volete una dozzina di bottiglie? Ve la manderò.

Pan. Me maraveggio dei fatti vostri. No gh’ho bisogno delle vostre bottiglie; che in ti liquori ve posso sofegar vu e cinquanta della vostra sorte. Ste esibizion le se ghe fa ai omeni de altro carattere, no a Pantalon de’ Bisognosi. M’avè inteso. Ve serva de regola; per vu in casa no ghe xe né‚ Cipro, né‚ Candia.

(parte)


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