Carlo Goldoni
La vedova scaltra

ATTO PRIMO

Scena Diciassettesima. Rosaura e Monsieur Le Blau

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Scena Diciassettesima. Rosaura e Monsieur Le Blau

 

Mon. Ah madama! il cielo, che ha fatto tutto bene, non può aver fatta voi sì bella per tormentare gli amanti; onde dalla vostra bellezza argomento la vostra pietà.

Ros. Siccome so di non esser bella, così non mi vanto di esser pietosa.

Mon. La bassa stima che volete aver di voi medesima, proviene dalla vostra gran modestia. Ma viva il cielo! Se Apelle dovesse ora dipinger Venere, non potrebbe fare che il vostro ritratto.

Ros. La troppa lode, Monsieur, degenera in adulazione.

Mon. Io vi parlo col cuore sincero, del migliore senno ch’io m’abbia, da cavaliere, da vero Francese: voi siete bella sopra tutte le belle di questa terra.

Ros. (E séguita di questo passo).

Mon. Alla bellezza naturale, avete poi aggiunta la bell’arte di perfettamente assettarvi il capo, che mi sembrate una Flora. Chi vi ha frisato, madama? La nostra Marionette?

Ros. Ella per l’appunto.

Mon. Conosco la maniera di Parigi. Ma vi domando perdono, un capello insolente vorrebbe desertare dal vostro tuppè.

Ros. Non sarebbe gran cosa.

Mon. Oh perdonatemi, sta male. Lo leverò, se vi contentate.

Ros. Chiamerò la cameriera.

Mon. No, voglio io aver l’onore di servirvi: aspettate. (Tira fuori di tasca un astuccio d’argento da cui cava le forbici, e taglia il capello a Rosaura; poi dal medesimo astuccio cava uno spillone e le accomoda i capelli. Trovando che non va bene, da un’altra tasca tira fuori un piccolo pettine dalla sua custodia e accomoda il tuppè. Da una scatola d’argento tira fuori un buffettino con polvere di Cipro, e le la polvere dove manca; poi dall’astuccio cava il coltellino per levar la polvere dalla fronte. Con un fazzoletto la ripulisce, e dopo tira fuori uno specchio, perché si guardi, e finalmente tira fuori una boccetta con acqua odorosa, e se la getta sulle mani per lavarsele, e se le asciuga col fazzoletto, dicendo qualche parola frattanto che fa tutte queste funzioni; e Rosaura si va maravigliando, e lascia fare; dopo, sedendo, séguita:) In verità ora state perfettamente.

Ros. Non si può negare che in voi non regni tutto il buon gusto e non siate il ritratto della galanteria.

. Circa il buon gusto, non fo per dire, ma Parigi facea di me qualche stima. I sarti francesi tutti tengono meco corrispondenza per comunicarmi le loro idee, e non mandano fuori una nuova moda, senza la mia approvazione.

Ros. Veramente si vede che il vostro modo di vestire non è ordinario.

Mon. Ah, mirate questo taglio di vita! (s’alza e passeggia). Vedete quanto adornano la persona questi due fianchi! Appunto l’equilibrio i cui son eglino situati, è la ragione per cui mi avete veduto riuscire mirabilmente nel ballo.

Ros. (Non si potea far peggio.)

Mon. Ma io perdo il tempo in cose inutili, e mi scordava di dirvi che mi piacete eccessivamente; che vi amo quanto la luce degli occhi miei, e desidero la vostra corrispondenza per unico refrigerio delle mie pene.

Ros. Signore, che io vi piaccia è una fortuna, che voi mi amiate è vostra bontà; ma il corrispondervi non è in mio arbitrio.

Mon. Da chi dipendete? Non siete padrona di voi medesima?

Ros. La vedova è soggetta alla critica più d’altra donna. se mi dichiarassi per voi, non si farebbe che parlare di me.

Mon. Ma voi non avete da far caso di questa gente. Dovete vivere secondo il buon sistema delle donne prudenti.

Ros. La donna prudente o deve vivere a s‚, o deve accompagnarsi con uno sposo.

Mon. Questa proposizione potrebbe non esser vera, ma se così volete, io vi esibisco uno sposo.

Ros. E chi è questi, o signore?

Mon. Le Blau che v’adora. Io, mia cara, vi donerò la mia mano come vi ho donato il mio cuore.

Ros. Datemi qualche tempo a risolvere.

Mon. Sì, mio bene, prendete quanto tempo vi piace; ma intanto non mi lasciate morire. (s’accosta per prenderla per la mano)

Ros. Eh, monsieur, un poco più di modestia.

Mon. Non si permette alcuna piccola cosa ad uno che deve essere il vostro sposo?

Ros. è ancor troppo presto.

Mon. (torna come sopra) Ma io ardo, e non posso vivere.

Ros. (Convien finirla.) ( s’alza)

Mon. Non mi fuggite. (le va dietro) Abbiate pietà.

Ros. Modestia, vi dico. Siete troppo importuno.

Mon.(s’inginocchia) Vi domando perdono.

Ros. (E siamo da capo). Deh, alzatevi, e non mi date in simili debolezze.

Mon. Madama, un affanno di cuore m’impedisce levar da terra senza il soccorso della vostra mano.

Ros. Via, v’aiuterò a sollevarvi. (gli la mano, ed egli la bacia)

Mon. Non è buon amante chi non sa commetter dei furti.

Ros. Ah! monsieur, siete troppo accorto.

Mon. E voi troppo bella.

Ros. Orsù, non mi è ora permesso goder più a lungo le vostre grazie.

Mon. Sarei indiscreto, se pretendessi di prolungarvi l’incomodo. Partirò per lasciarvi in tutta la vostra libertà.

Ros. Mi riserbo ad altro tempo di rispondere alla vostra proposizione.

Mon. Questa mano è impegnata per voi.

Ros. Ed io non son lontana dall’accettarla. (Ci penserò molto bene prima di farlo.)

Mon. Addio mia regina, governatrice del mio cuore e de’ miei pensieri! Che bellezza! Che grazia! Peccato che non siate nata a Parigi!

(parte)

 

 


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