Carlo Goldoni
La vedova scaltra

ATTO SECONDO

Scena Seconda. Rosaura poi Don Alvaro

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Scena Seconda. Rosaura poi Don Alvaro

 

Ros. Mi mortifica gentilmente. Ma gran conquiste che ho fatte io ier sera! Tutti rimasero incantati. Non so che cosa avessi di straordinario. Ma ecco lo Spagnuolo. Viene con passo geometrico. Solita gravità della sua nazione.

Alv. Riverisco donna Rosaura de' Bisognosi.

Ros. M'inchino a don Alvaro di Castiglia.

Alv. Vostro padre mi ha obbligato ch'io venga a darvi il presente incomodo, ed io non ho mancato di compiacerlo, anche per il piacere di riverirvi.

Ros. Mio padre è stato troppo indiscreto andare a voi un sì gran disturbo, e condurvi ad annoiarmi della mia stucchevole conversazione.

Alv. Voi siete una dama di molto merito, e però trovo bene ricompensata qualunque pena per voi mi prendo.

Ros. Vuol favorire? S'accomodi.

Alv. (È ancor più bella di giorno che di notte.) (siede)

Ros. (Mi mette in una gran soggezione.) (siede)

Alv. Eccovi una presa del mio tabacco. (le il tabacco)

Ros. Veramente prezioso.

Alv. Questo l'ebbi ieri, con una staffetta speditami dalla duchessa mia madre.

Ros. Certo non può esser migliore.

Alv. Eccolo al vostro comando.

Ros. Non ricuserò l'onore di metterne un poco nella mia tabacchiera.

Alv. Servitevi della mia.

Ros. Non permetterei che doveste restarne senza.

Alv. Ebbene, datemi in cambio la vostra.

Ros. Ma la mia è d'argento, e la vostra è d'oro.

Alv. Che oro! Che oro! Noi stimiamo l'oro, come il fango. Fo più conto di una presa del mio tabacco, che di cento scatole d'oro. Favorite.

Ros. per compiacervi. (fa il cambio della scatola) Don Alvaro, come vi piace la nostra Italia?

Alv. È bella, ma non ci vedo quell'aria maestosa, che spira per tutti gli angoli della Spagna.

Ros. E delle Italiane che ne dite?

Alv. Non conoscono la loro bellezza.

Ros. Perché?

Alv. Perché? S'avviliscono troppo, e non sanno sostenere bastantemente il decoro del loro merito.

Ros. Ma che? Le vorreste superbe?

Alv. Le vorrei più gravi e meno popolari.

Ros. Ma il nostro costume è tale.

Alv. Piano, non parlo di voi. Voi non sembrate italiana. La scorsa notte mi sorprendeste. Vidi sfavillare dai vostri occhi un raggio di luminosa maestà, che tutto mi empié di , di rispetto, e di maraviglia. Voi mi sembraste per l'appunto una delle nostre dame, le quali, malgrado la soggezione in cui le teniamo, hanno la facoltà d'abbattere ed atterrare co' loro sguardi.

Ros. Vi ringrazio della favorevole prevenzione che di me avete. Ma avvertite a non ingannarvi.

Alv. Uno Spagnuolo non è capace di restare abbagliato. Noi abbiamo la vera cognizione del merito.

Ros. Lo credo, ma qualche volta la passione fa travedere.

Alv. No, no, non è possibile che gli Spagnuoli amino per una passione brutale. Prima d'accendersi, vogliono conoscere l'oggetto delle loro fiamme. La bellezza appresso di noi non è il più forte motivo de' nostri amori.

Ros. Ma di che dunque vi solete invaghire?

Alv. Del contegno e della gravità.

Ros. (Genio veramente particolare della nazione).

Alv. Non vorrei esservi di soverchio incomodo. Che ora abbiamo?

Ros. Sarà il mezzogiorno poco lontano.

Alv. Vediamo che dice il nostro infallibile. (tira fuori l'orologio) Questa è l'opera più perfetta del Quare inglese.

Ros. In Ispagna non fanno orologi?

Alv. Eh pensate, in Ispagna pochi travagliano.

Ros. Ma come vivono le genti basse?

Alv. In Ispagna non vi è gente bassa.

Ros.( Oh questo è originale!)

Alv. (mentre vuol guardare le ore, gli casca in terra l'orologio) Va' al diavolo! (gli un calcio, e lo getta in fondo alla scena)

Ros. Che fate? Un orologio così perfetto?

Alv. Quello che ha toccato i miei piedi , non è più degno della mia mano.

Ros. (Dice bene).

Alv. Ma voi, in mezz'ora che siete meco, non mi avete ancora richiesto cosa veruna.

Ros. Non saprei di che pregarvi, oltre l'onore della vostra visita.

Alv. La grazia d'uno Spagnuolo non si acquistafacilmente; siete bella, siete maestosa, mi piacete, vi amo, ma per obbligarmi ad esser vostro, vi mancano ancora delle circostanze.

Ros. Favorite dirmi che cosa manca.

Alv. Sapere in qual grado di stima teniate la nobiltà.

Ros. Essa è il mio nume.

Alv. Conoscere se sapete sprezzare l'anime basse ed ignobili.

Ros. Le odio e le abborrisco.

Alv. Sperimentare se avete la virtù di preferire un gran sangue ad una vana bellezza.

Ros. Di ciò mi pregio costantemente.

Alv. Or siete degna della mia grazia. Questa è tutta per voi. Disponetene a piacer vostro. (s'alza)

Ros. Volete di già lasciarmi?(s'alza ella pure)

Alv. Non voglio più a lungo cimentare il mio contegno. Comincerei a indebolirmi.

Ros. (Voglio provarmi se so dargli gusto all'usanza del suo paese.)Da me non isperate uno sguardo men che severo.

Alv. Così mi piacete.

Ros. Vi lascerò penare prima d'usarvi pietà.

Alv. Lo soffrirò con diletto.

Ros. Ad un mio cenno dovrete trattenere sino i sospiri.

Alv. Che bel morire per una dama che sa sostener la gravità!

Ros. Principiate ora a temermi. Partite.

Alv. Sono costretto a ubbidirvi.

Ros. Non mi guardate.

Alv. Che incanto è questo! Che severità prodigiosa! Provo il massimo de' contenti nel sofferire la maggior pena del mondo.

(si volta un poco e con un sospiro parte)

 

 


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