Carlo Goldoni
La vedova scaltra

ATTO SECONDO

Scena Dodicesima. Rosaura, poi Marionette, poi Arlecchino vestito alla francese

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Scena Dodicesima. Rosaura, poi Marionette, poi Arlecchino vestito alla francese

 

Ros. È troppo barbara quella legge, che vuol disporre del cuor delle donne a costo della loro rovina.

Mar. Signora, vi è un cameriere di monsieur Le Blau, che desidera farvi un'ambasciata.

Ros. Fa' che passi.

Mar. Sapete per altro chi è costui? È il cameriere della locanda, è Arlecchino, il quale dal Cavaliere francese è stato fatto suo cameriere.

(parte)

Ros. Il Francese va replicando gli assalti; ma io, prima di cedere, farò buon uso di tutte le mie difese.

Mar. Venite, venite, signor cameriere francese.

Arl. (viene facendo molti inchini caricati a Rosaura)

Ros. Bravo, bravo non ti affaticar davvantaggio. Parla, se hai qualche cosa da dirmi per parte del tuo padrone.

Arl. (parla con linguaggio alterato) Madama, per parte del mio padrone devo presentarvi una zoggia.

Ros. A me una gioia?

Arl. A voi, madama, ma prima di darla, o per dir meglio, di presentarla, devo farvi un complimento, del qual ve assicuro che no me arecordo una parola.

Mar. Arlecchino, fai torto al tuo spirito.

Ros. Se non te lo ricordi, sarà difficile che io lo senta.

Arl. l'arte dell'omo supplisse alle avventure del caso. (Belle parole!) Ecco il gran complimento, registrato nel candido deposito di questa carta.

Ros. Bravo!

Mar. Evviva.

Arl. (presenta il foglio a Rosaura) Ecco il foglio. Leggetelo voi, poiché per confidarvi l'arcano, io non solezerscriver.

Ros. Sentiamo, Marionette, che belle e galanti cose sa dire il nostro Francese.(legge): " Madama, la poca memoria del nuovo mio servitore mi obbliga ad accompagnare con queste righe un pegno della mia stima, che a voi addrizzo. Degnatevi d'aggradirlo, e assicuratevi ch'ei viene a voi accompagnato da tutto il mio cuore."

Mar. Che bello stile Francese!

Ros. Ebbene, qual è la cosa che tu mi devi presentare?

Arl. Una zoggia preziosa: una zoggia francese. Eccola. (le il ritratto)

Ros. È questa la gioia?

Mar. Vi par poco? Il ritratto di un Parigino?

Ros. È qualcosa di particolare.

Arl. Madama, vi prego della risposta, dalla qual dipende la consolazion del padron e l'interesse del servitor.

Ros. Volentieri. Attendimi, ché ora in un momento sono da te. ( al tavolino a scrivere)

Mar. Caro Arlecchino, qual nume tutelare ti ha provveduto di questa buona fortuna?

Arl. Za che la sorte me va beneficando sul gusto franzese, vago sperando de poderme infranzesar colla grazia de Marionette.

Mar. Se coltiverai questo ottimo gusto, credimi, farò qualche conto su di te.

Arl. Vedo adesso che gh'ho della bona disposizion, e se non ho fatto fin adesso la mia figura, è stà causa, non so se diga el fato, la sorte, la fortuna o il destino.

Mar. Grazioso, grazioso!

Ros. Prendi, ecco la breve risposta che dovrai recare a monsieur Le Blau. Non essendo una lettera, non la chiudo e non le fo la soprascritta.

Arl. Sarala una risposta consolatoria?

Ros. Mi par di sì.

Arl. Posso sperar l'effetto delle belle promesse?

Ros. Ciò dipende dalla generosità di chi ti ha mandato.

Arl. (con varie riverenze) Madama, con tutto il core.

Mar. Troppo confidente.

Arl. (facendo riverenze) Con tutto lo spirito.

Mar. Troppo elegante.

Arl. Con tutta confidenza. Bon zorno a V. S.

(parte)

 

 


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