Carlo Goldoni
La vedova scaltra

ATTO TERZO

Scena Venticinquesima. Monsieur Le Blau e detti

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Scena Venticinquesima. Monsieur Le Blau e detti

 

Mon. Madama Rosaura, vostro umilissimo servitore. (le bacia la mano), Mademoiselle Eleonora, m'inchino alle vostre bellezze. (bacia la mano per forza ad essa, che la ritira) Amici, son vostro schiavo, Marionette buona sera. (tutti s'alzano e lo salutano)

Mar. (Questo almeno rallegra la conversazione).

Ros. Monsieur, prendete posto.

Mon. Il posto è preso per quel ch'io vedo; ma non importa. Sederò vicino a questa bella ragazza.(siede fra Don Alvaro ed Eleonora) Madama Rosaura, io resto maravigliato.

Ros. Di che?

Mon. Credevo di vedervi una gioja al petto, e non la vedo.

Ros. Volete dire il ritratto?

Mon. Parlo di quello.

Ros. Or ora ne sarete meglio informato.

Mar. (In quanto a questo, poi, la mia padrona fa poca giustizia al merito)

Ros. Signori miei, giacché vi siete degnati di favorirmi, ed io sono qui sedendo in mezzo di tutti quattro, prima che si moltiplichi la conversazione, intendo di farvi un breve discorsetto. Io sono stata, benché senza merito, favorita ed ho da tutti riportato varie dimostrazioni di stima e di affetto. Don Alvaro coll'offerta del grand'albero della sua casa m'insuperbisce. Monsieur Le Blau col suo ritratto m'incanta. Milord con ricche gioie mi sorprende. Il Conte con espressioni di tenerezza, di rispetto e di amore mi obbliga e mi convince. Vorrei esser grata a tutti, ma dividermi non è possibile; onde converrà che ad un solo mi doni. La scelta ch'io farò non sarà capricciosa, né sconsigliata, ma figlia di buoni riflessi, giusta e doverosa. Milord non vuol prender moglie, ma tuttavia, se mai nel vedersi in confronto cogli altri, gli nascesse in mente qualche pretensione sopra di me, una dama inglese m'impone dirgli che si ricordi che a madama Rosaura nulla ha promesso, che con essa è in libertà, ma che all'incontro, innamorato dai begli inchini della sua paesana, a quella ha promesso amore e fedeltà; e perché al mio discorso prestiate fede, vi manda questo astuccio, e vi dice che chi ve lo rende, è quella stessa che lo ha ricevuto. (Rende l'astuccio a Milord). Monsieur Le Blau con generose espressioni, con amorose tenerezze e dolci sospiri, mi lusingava dell'amor suo; ed egli potea sperar la mia mano, ma una certa Francese incognita mi ha data la commissione di ricordargli, che siccome ha ceduto Rosaura al suo rivale, così non la può più pretendere e quest'acqua " sans-pareille" gli farà risovvenire il suo impegno, e gli dirà che l'incognita è quella che lo rimprovera. (gli la bottiglietta di "sans-pareille"). Don Alvaro parimente si era guadagnata la mia stima e forse ancora la mia predilezione, ed abbagliata dagli splendori della sua nobiltà, quasi quasi mi ero dichiarata per lui; ma gli sovvenga che la dama spagnuola non conosciuta, mettendogli in orrore le nozze di una mercantessa, gli ha comandato d'abbandonarla e di amar lei, benché incognita e senza speranza; e per segno della sua rassegnazione e del suo pentimento, ecco la tabacchiera della vedova da lui disprezzata. (gli rende la tabacchiera). Al Conte poi, che con tanta inciviltà tratta le maschere e con tanta asprezza le donne civili, e nega un leggiero favore ad una che sospira per lui rincrescendogli sino la perditavile d'un fazzoletto di seta, fo a sapere che quella maschera che gliel'ha involato, alla presenza dei suoi rivali gli la mano e lo dichiara suo sposo. (porge la mano al Conte, il quale con tenerezza d'affetto l'accoglie).

Con. Oh me beato! Oh momento felice! Oh mano che mi consola!

Mil. Viva il Conte, vi sarò buon amico.

Mar. (L'ho detto che avrebbe fatto come la mosca d'oro)

Alv. (s'alza) Non credevo che le donne italiane fossero così maliziose, né che arrivassero con una finzione a profanare il carattere delle Spagnuole. Questo delitto vi rende orribile agli occhi miei; parto per non più rimirarvi; e, per castigo del vostro avanzato ardimento, vi privo della mia protezione.

Mon. Madama Rosaura, la perdita della vostra persona mi costerebbe qualche sospiro, se vi maritaste nell'Indie, ma siccome vi siete maritata al nostro Conte, e resterete con lui in Italia, la facilità di vedervi mi scema il dolore d'essere escluso dalle vostre nozze. Vi sarò il medesimo onesto amante, e se il Conte non vorrà essere nemico della gran moda, avrò l'onore di essere il vostro servente.

Con. No, Monsieur vi ringrazio. La signora Rosaura non ha bisogno di voi.

Mon. Fate un viaggio a Parigi e vi sanerete di questa malinconia.

Mar. Monsieur Le Blau, mi dispiace di vedervi fare una cattiva figura, e per il zelo della mia nazione e del vostro merito, bramo di far qualche cosa per voi. La signora Rosaura , è già impegnata; se voi non voleste digiunare, quand'altri cenano, vi sarebbe la bella occasione.

Mon. Sì, cara Marionette, fammi questo piacere: maritami tu alla francese. Così senza pensarvi.

Mar. Ecco la vostra sposa.

Mon. Mademoiselle? Volesse il cielo! Ma ella non mi crede e non ha amore per me.

Mar. La conoscete poco. Anzi arde per voi.

Mon. Ditelo, mio tesoro, è vero quanto Marionette mi dice?

Ele. È verissimo.

Ele. Se vi degnate...

Mon. Viva Amore, viva Imeneo. Signora cognata , io sono doppiamente contento. Conte, ora non sarete di me geloso.

Con. Ciò non ostante mi farete piacere a prendervi un alloggio separato dal mio.

Mar. Povera signora Rosaura, quanto vi conpiango!

Ros. Pazza! Tu non conosci la mia felicità.


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