Carlo Goldoni
La vendemmia

PARTE PRIMA

SCENA SECONDA   Ippolito e Fabrizio

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SCENA SECONDA

 

Ippolito e Fabrizio

 

FABR.

Ippolito, davvero

Obbligato vi son; voi mi faceste

Un piacere infinito

Nel condurmi con voi a villeggiare

Nella bella stagion del vendemmiare.

IPP.

Veramente per solito

Soglio venir da me; ma questa volta

Con voi, mio caro amico,

Dividere ho voluto

Quel piacer ch'altre volte mi ho goduto.

FABR.

Oh quanto mi fa bene

L'aria della campagna.

A che ora si magna?

IPP.

Oh, oh, per tempo

Vi sovviene il mangiar! Mancano forse

Poche ore al mezzodì?

FABR.

E fino allora s'ha da star così?

IPP.

Berrem la cioccolata.

FABR.

Eh, a cosa servono

Queste sciocche bevande?

Vonn'essere vivande: per esempio,

Si potrebbe pigliar per colazione

Una zuppa nel brodo di un cappone.

IPP.

Bene, ma poi a pranzo

Non potrete mangiar.

FABR.

Io? Compatitemi,

Mi conoscete poco.

So ch'avete buon cuoco:

Si metta pure a lavorar di core,

Che m'impegno con voi di fargli onore.

IPP.

(Costui, a quel ch'io sento,

Venuto è a diluviar).

FABR.

Con buona grazia. (in atto di partire)

IPP.

Dove andate?

FABR.

In cucina.

IPP.

Ed a che fare?

FABR.

Vado a sollecitare,

Perché non posso più; sono a digiuno

Da ieri sera in qua.

Vi giuro in verità, sento ch'io peno

Quando non mangio ogni tre ore almeno.

 

La fame vorace

Tormento mi .

Nel corpo il rumore

Sentite che fa.

Borbotta, tarocca,

Fa strepito e chiasso,

E dice alla bocca:

«Son stanco, son lasso».

Io, come un cavallo

Che corre veloce,

Men vado in cucina

Per farlo quietar. (parte)

 

 

 


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