Carlo Goldoni
L'amore artigiano

ATTO PRIMO

SCENA DECIMA   Giannino e detta.

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SCENA DECIMA

 

Giannino e detta.

 

GIAN.

Dove, dove, Rosina?

ROS.

Oh gioia bella!

Vo a portare un vestito

A madama Costanza.

GIAN.

I' ho da darti

Una nuova che spero

Ti piacerà.

ROS.

Mio padre

Ti dié buone speranze?

GIAN.

 

Oh sì, tuo padre

Mi diede inver delle speranze tante!

Mi ha scacciato da lui come un birbante.

ROS.

E che nuova mi porti?

GIAN.

Vedi

Quella bottega che da quattro mesi

È ancora spigionata? Io l'ho presa

Per farvi il mio mestiere,

Per poterti vedere, e far dispetto

A Titta fabbro e all'Angiolina, e a quanti

Ci von perseguitare;

E tuo padre, ancor ei, ci avrà da stare.

ROS.

Sì sì, bravo davvero!

E quando l'aprirai?

GIAN.

Stamane, or ora.

Ecco le chiavi, osserva:

L'ho avute dal padrone;

Pagata ho la pigione, ed ei m'ha detto

Che in tutto quel recinto

Io posso tener fuori

La mia gente, il mio banco e i miei lavori.

ROS.

Ed io su quel balcone

Mi porrò a lavorare,

E ci potrem guardare.

GIAN.

E qualche volta

Dirci una parolina.

ROS.

Sì, al dispetto di Titta e d'Angiolina.

GIAN.

Cosa dirà tuo padre?

ROS.

E che ha da dire?

Per forza ha da soffrire.

Io voglio maritarmi,

E voglio soddisfarmi;

E alfin sei da par mio,

E mi vo' maritar con chi vogl'io.

GIAN.

Stamane, a dir il vero,

Mi ha un po' fatto adirar.

ROS.

Caro Giannino,

Abbi un po' di pazienza. Sei sicuro

Ch'io ti vo' ben di core, e che mio padre

Può dire, può gridar, può bastonarmi,

Che se mio tu non sei, vo ad annegarmi. (parte colla Ragazza)

 

 

 


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