Carlo Goldoni
Il ventaglio

ATTO TERZO

Scena Ottava. Limoncino dal caffè, con le due tazze di caffè per andare all'osteria; Moracchio dalla casa accorre in aiuto di Evaristo [seguono Crespino e Timoteo, poi il Conte]

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Scena Ottava. Limoncino dal caffè, con le due tazze di caffè per andare all'osteria; Moracchio dalla casa accorre in aiuto di Evaristo [seguono Crespino e Timoteo, poi il Conte]

 

CRESPINO (di strada) Oh eccolo qui il signor Evaristo. Cos'è stato?

GIANNINA Dell'acqua, dell'acqua. (a Limoncino)

CRESPINO Del vino, del vino. (corre in bottega)

LIMONCINO Dategli del vino. Io porterò il caffè all'osteria. (parte)

MORACCHIO Animo, animo, signor Evaristo. Alla caccia, alla caccia.

GIANNINA Sì altro che caccia! È innamorato. Ecco tutto il suo male.

TIMOTEO (dalla speziaria) Cosa c'è?

MORACCHIO Venga qui, venga qui, signor Timoteo

GIANNINA Venga a soccorrere questo povero galantuomo.

TIMOTEO Che male ha?

GIANNINA È in accidente.

TIMOTEO Bisogna cavargli sangue.

MORACCHIO È capace vossignoria?

TIMOTEO In caso di bisogno si fa di tutto. (va alla speziaria)

GIANNINA (Oh povero signor Evaristo, lo stroppia assolutamente).

CRESPINO (dalla bottega con un fiasco di vino) Ecco, ecco, questo lo farà rinvenire, è vino vecchio di cinque anni.

GIANNINA Pare che rinvenga un poco.

CRESPINO Oh questo fa risuscitare i morti.

MORACCHIO Animo animo si dia coraggio.

TIMOTEO (dalla speziaria con bicchiere, pezze e rasoio) Eccomi qui, presto, spogliatelo.

MORACCHIO E cosa volete far del rasoio?

TIMOTEO In caso di bisogno serve meglio di una lancetta.

CRESPINO Un rasoio?

GIANNINA Un rasoio?

EVARISTO Chi è che vuol assassinarmi con un rasoio? (pateticamente, alzandosi)

GIANNINA Il signor Timoteo

TIMOTEO Son un galantuomo, non assassino alcuno, e quando si fa quello che si può, e quello che si sa, nessuno ha occasione di rimproverare. (Che mi chiamino un'altra volta che or verrò!) (entra in bottega)

MORACCHIO Vuol venire da me, signor Evaristo? Riposerà sul mio letto.

EVARISTO Andiamo dove volete.

MORACCHIO Mi dia il braccio, s'appoggi.

EVARISTO Quanto meglio saria per me che terminassi questa misera vita!(s'incammina sostenuto da Moracchio)

GIANNINA (Se ha volontà di morire basta che si raccomandi allo speziale).

MORACCHIO Eccoci alla porta. Andiamo.

EVARISTO Pietà inutile a chi non desidera che di morire. (entrano)

MORACCHIO Giannina, vieni ad accomodar il letto per il signor Evaristo. (sulla porta, ed entra)

GIANNINA (vorrebbe andare anch'ella)

CRESPINO Giannina? (la chiama)

GIANNINA Cos'è?

CRESPINO Siete molto compassionevole per quel signore!

GIANNINA Faccio il mio debito perché io e voi siamo la causa del suo male.

CRESPINO Per voi non so che dire. Ma io? Come c'entro io?

GIANNINA Per causa di quel maladetto ventaglio. (entra)

CRESPINO Maladetto ventaglio! L'avrò sentito nominare un milione di volte. Ma ci ho gusto per quell'ardito di Coronato. È mio nemico, e lo sarà sempre, fino che non arrivo a sposar Giannina. Potrei metterlo quel ventaglio in terra, in qualche loco, ma se gli camminano sopra, se lo fracassano? Qualche cosa farò, io non voglio che mi mettano in qualche imbarazzo. Ho sentito a dire che in certe occasioni i stracci vanno all'aria. Ed io i pochi che ho, me li vo' conservare. (va al banco suo, e prende il ventaglio)

LIMONCINO Ed il...

CONTE (dall'osteria) Vien qui aspetta. (prende un pezzetto di zucchero e se lo mette in bocca) Per il raffreddore.

LIMONCINO Per la gola.

CONTE Che?

LIMONCINO Dico che fa bene alla gola. (parte e va in bottega)

CONTE (passeggia contento, mostrando aver ben mangiato)

CRESPINO (Quasi, quasi... Sì questo è il meglio di tutto). (s'avanza col ventaglio)

CONTE Oh buon giorno, Crespino.

CRESPINO Servitor di V. S. illustrissima.

CONTE Sono accomodate le scarpe? (piano)

CRESPINO Domani sarà servita. (fa vedere il ventaglio)

CONTE Che cosa avete di bello in quella carta?

CRESPINO È una cosa che ho trovato per terra vicino all'osteria della posta.

CONTE Lasciate vedere.

CRESPINO Si servi. (glie lo )

CONTE Oh un ventaglio! Qualcheduno passando l'averà perduto. Cosa volete fare di questo ventaglio?

CRESPINO Io veramente non saprei cosa farne.

CONTE Lo volete vendere?

CRESPINO Oh venderlo! Io non saprei cosa domandarne. Lo crede di prezzo questo ventaglio?

CONTE Non so, non me n'intendo. Vi sono delle figure... ma un ventaglio trovato in campagna non può valere gran cosa.

CRESPINO Io avrei piacere che valesse assai.

CONTE Per venderlo bene.

CRESPINO No in verità, illustrissimo. Per aver il piacere di farne un presente a V. S. illustrissima.

CONTE A me? Me lo volete donare a me? (contento)

CRESPINO Ma come non sarà cosa da par suo...

CONTE No no, ha il suo merito, mi par buonino. Vi ringrazio, caro. Dove posso, vi esibisco la mia protezione. (Ne farò un regalo, e mi farò onore).

CRESPINO Ma la supplico d'una grazia.

CONTE (Oh, già lo sapevo. Costoro non danno niente senza interesse). Cosa volete? Parlate.

CRESPINO La prego non dire di averlo avuto da me.

CONTE Non volete altro?

CRESPINO Niente altro.

CONTE (Via via è discreto). Quando non volete altro... ma ditemi in grazia, non volete che si sappia che l'ho avuto da voi? Per avventura l'avreste rubbato?

CRESPINO Perdoni illustrissimo, non son capace...

CONTE Ma perché non volete che si sappia che l'ho avuto da voi? Se l'avete trovato, e se il padrone non lo domanda, io non ci so vedere la ragione.

CRESPINO Eh c'è la sua ragione. (ridendo)

CONTE E qual è?

CRESPINO Le dirò. Io ho un'amorosa.

CONTE Lo so benissimo. È Giannina.

CRESPINO E se Giannina sapesse che io aveva questo ventaglio, e che non l'ho donato a lei se ne avrebbe a male.

CONTE Avete fatto bene a non darglielo. Non è ventaglio per una contadina. (lo mette via) Non dubitate, non dirò niente d'averlo avuto da voi. Ma a proposito: come vanno gli affari vostri con Giannina? Avete veramente volontà di sposarla?

CRESPINO Per dirle la verità... Le confesso il mio debole. La sposerei volontieri.

CONTE Quand'è così non dubitate. Ve la faccio sposar questa sera, se voi volete.

CRESPINO Davvero!

CONTE Che sono io? Cosa val la mia protezione!

CRESPINO Ma Coronato che la pretende?

CONTE Coronato?... Coronato è uno sciocco. Vi vuol bene Giannina?

CRESPINO Assai.

CONTE Bene dunque. Voi siete amato, Coronato non lo può soffrire: fidatevi della mia protezione.

CRESPINO Fin qui l'intendo ancor io. Ma il fratello?

CONTE Che fratello? che fratello? Quando la sorella è contenta, cosa c'entra il fratello? Fidatevi della mia protezione.

CRESPINO Mi raccomando dunque alla sua bontà.

CONTE Sì, alla mia protezione.

CRESPINO Vado a terminare d'accomodar le sue scarpe.

CONTE Dite piano. Ne avrei bisogno d'un paio di nuove.

CRESPINO La servirò.

CONTE Eh! le voglio pagare, sapete? Non credeste mai... Io non vendo la mia protezione.

CRESPINO Oh per un paio di scarpe!

CONTE Andate, andate a fare le vostre faccende.

CRESPINO Vado subito. (va per andare al banco)

CONTE (tira fuori il ventaglio, e a poco a poco lo esamina)

CRESPINO (Oh cospetto di bacco! Mi era andato di mente. Mi ha mandato la signora Geltruda a cercar il signor Evaristo, l'ho trovato qui, e non gli ho detto niente. Ma la sua malattia... Il ventaglio... Me ne sono scordato. Andarei ad avvertirlo, ma in quella casa non ci vado per cagion di Moracchio. Farò così, anderò a ritrovare la signora Geltruda. Le dirò che il signor Evaristo è in casa di Giannina, e lo manderà a chiamare da chi vorrà). (entra nella bottega della merciaia)

CONTE Eh! (con sprezzo) Guarda e riguarda: è un ventaglio. Che può costar?... che so io? Sette o otto paoli. Se fosse qualche cosa di meglio, lo donerei alla signora Candida, che questa mattina ha rotto il suo. Ma perché no? Non è poi tanto cattivo.

GIANNINA (alla finestra) (Non vedo Crespino. Dove sarà andato a quest'ora?)

CONTE Queste figure non sono ben dipinte, ma mi pare che non siano mal disegnate.

GIANNINA (Oh cosa vedo! Il ventaglio in mano del signor Conte! Presto presto andiamo a risvegliare il signor Evaristo). (via)

CONTE Basta, non si ricusa mai niente. Qualche cosa farò.


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