Carlo Goldoni
La villeggiatura

ATTO PRIMO

SCENA SECONDA

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SCENA SECONDA

 

Donna Lavinia, Don Mauro Don Riminaldo, Don Ciccio che giocano.

 

MAU. (Don Eustachio sa la sua coscienza). (da sé)

LAV. Donna Florida mi scandalizza, don Mauro.

MAU. Io credo ch'ella abbia avuto in animo di scherzare.

LAV. Mi spiacciono in casa mia queste scene.

MAU. Per conto mio, non credo di aver dato motivo.

LAV. No, don Mauro, voi siete un cavalier savio e gentile; ma in verità, al giorno d'oggi compatisco quei che s'astengono dall'usare a noi altre donne delle attenzioni. Siamo troppo difficili, per dir il vero.

MAU. Non tutte, signora mia, sono tagliate a un modo. In quanto a me, pongo fra il numero delle felicità l'onore di onestamente servire una discreta dama.

LAV. Ne avete voi trovate delle discrete?

MAU. Se tutte somigliassero a voi, la servitù sarebbe un piacere.

LAV. Non è da vostro pari l'adulazione.

MAU. Perché vorreste voi che mi compiacessi adularvi? Per introdurmi con questo mezzo all'onor di servirvi? Siete impegnata con don Paoluccio, e non farei un torto ad un amico per tutto l'oro del mondo.

LAV. Né io son capace di usare ingratitudine con chi non la merita. Don Paoluccio mi ha onorato tre anni della sua amicizia. Ha pensato di voler far il giro d'Europa; me ne ha richiesto consiglio, ed io l'ho animato a porre ad effetto un sì ottimo pensamento. In due anni ch'ei manca, non potrà dire nessuno avermi veduta due giorni in compagnia di uno più che d'un altro. In città, in villa, tratto tutti con indifferenza, e se don Paoluccio vorrà continuarmi le sue finezze...

MAU. Non è egli ritornato alla patria?

LAV. Sì certamente. Mi ha avvisata del suo ritorno in città tre giorni sono; e a momenti l'aspetto qui, a terminare con noi la villeggiatura.

MAU. Può ben egli dirsi felice, servendo una dama che fra gli altri pregi, ha quello della costanza.

LAV. Io la credo necessarissima in una donna ch'è nata nobile.

MAU. Beato il mondo, se tutti pensassero come voi.

LAV. Don Mauro, non vorrei che donna Florida avesse occasione di pensare diversamente di me.

MAU. Volete dire ch'io m'allontani, non è egli ?

LAV. Non fate ch'ella abbia a dolersi di voi.

MAU. Ma se più ch'io faccio, meno sono aggradito!

LAV. Regolatevi con prudenza.

MAU. Dubito che non ci potrò durar lungamente.

LAV. Vi prego durarla almeno fino che siete qui. Non amerei che in casa mia nascesse uno scioglimento, che dai bei spiriti si mettesse poi a mio carico.

MAU. Soffrirò in grazia vostra assai più di quello ch'io sia disposto a soffrire.

LAV. Vi sarò obbligata, don Mauro.

MAU. Andrò a divertirmi col vostro libro, se mi permettete.

LAV. E perché no colla dama?

MAU. Perché prevedo ch'ella sarà meco sdegnata.

LAV. E non vi l'animo di placarla? Colle donne convien essere un poco più tollerante.

MAU. Lo sarei con chi sentisse ragione. Lo sarei, se avessi l'onor di servire... Basta, vado per obbedirvi, e vi assicuro che donna Florida averà più obbligo a voi, che a me, delle mie attenzioni. (parte)

 

 

 


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