Carlo Goldoni
La villeggiatura

ATTO SECONDO

SCENA OTTAVA

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SCENA OTTAVA

 

Donna Florida e Don Paoluccio.

 

FLO. Credetemi, don Paoluccio, che voi non pensate male. Il cuore di don Mauro e quello di donna Lavinia veggio che s'intendono. Dai detti loro poco si può raccogliere, ma gli occhi mi fanno dubitare di qualche cosa.

PAOL. È bellissima la pazzia di favellare cogli occhi; di dai monti non s'usa. Ma s'io non erro, donna Florida, parmi aver rilevato, dalle poche ore che qui mi trovo, che don Mauro sia il cavalier che vi serve.

FLO. Volete dire il cavalier che m'annoia. Son pochi mesi che mi fa le sue distinzioni. L'ho accettato, conoscendolo poco; ma il suo temperamento non ha che far col mio.

PAOL. È melanconico, egli mi pare.

FLO. Ed io sono allegrissima. Oh, vedete se andiamo d'accordo. Ma quest'è il meno. Pare anche geloso.

PAOL. Geloso di che? Non siete voi maritata?

FLO. Non sapete che questi nostri adoratori sono gelosi perfino delle parole nostre?

PAOL. Oh Francia felicissima in questo, perché in essa la gelosia è sconosciuta. Guai a quell'uomo, in cui notata fosse una sì vil passione. Fanno studio anzi gli amanti, non che i serventi, di occultare in faccia del pubblico la parzialità, l'inclinazione, l'amore. Pompa si fa dell'indifferenza. Non vedrete mai nei ridotti star vicine due persone che s'amino. Non vedrete mai al passeggio incontrarsi affettatamente due che abbiano dell'inclinazione. Vegliano sopra di ciò i curiosi; e guai a chi è scoperto per debole; diviene il ridicolo delle conversazioni. Mi direte voi: colà non si ama? Vi risponderò, che si ama. Mi domanderete: di che si pasce l'amore? Vi dirò, che tutto il mondo è paese, ma che in pubblico l'amore cede il luogo alla società, e non s'incomoda altrui per il frenetico umore della gelosia.

FLO. Don Paoluccio, le vostre parole m'incantano. In un luogo simile viverei vent'anni di più.

PAOL. Certamente a Parigi voi fareste col vostro spirito una figura non ordinaria.

FLO. Ma se la mia costituzione non mi permette di andarvi, non sarebbe però impossibile che s'introducesse qui il bel costume.

PAOL. Principiate voi ad usarlo.

FLO. Sola non posso farlo. Se voi mi deste animo coll'opera e col consiglio...

PAOL. Facilissimo è il farlo. Avete voi dell'inclinazione per me?

FLO. Chi non l'avrebbe per un cavaliere di tanto spirito?

PAOL. Io l'ho per voi. Ecco fatto il contratto della nostra amicizia.

FLO. Che dirà donna Lavinia?

PAOL. Ella non lo ha da sapere.

FLO. Se ne accorgerà col tempo.

PAOL. Non se ne deve accorgere.

FLO. Ma se vedrà che mi usate delle distinzioni?...

PAOL. Questo è quello che non deve né da lei, né da altri, vedersi. Io non userò distinzioni a voi; voi non ne userete a me.

FLO. Come si coltiverà la nostra amicizia?

PAOL. Col sapere che siamo amici.

FLO. Vedendosi solamente?

PAOL. Vedendoci in mezzo agli altri; favellandoci all'altrui presenza; ma in cotal modo, che né dalle nostre parole, né dagli occhi nostri, si possa arguire la nostra occulta parzialità.

FLO. È un poco difficile veramente.

PAOL. Il merito sta appunto nella difficoltà.

FLO. Mai ci abbiamo a vedere a quattr'occhi?

PAOL. Non abbiamo da procurarlo. Il tempo offre a caso dei momenti felici.

FLO. Il metodo è assai bizzarro. La novità mi piace; ma se don Mauro, o alcun'altro più gentile di lui, credendomi in libertà, mi offerisce servirmi?

PAOL. Accettate la servitù. Noi rideremo della lor debolezza, e saremo amici senza essere conosciuti.

FLO. Questo mi proverò di farlo. E voi, se donna Lavinia insiste perché le facciate giustizia?

PAOL. La servirò in pubblico per convenienza; ma noi in segreto saremo amici.

FLO. E qual pro della nostra amicizia?

PAOL. Il piacere unico di saperlo noi soli.

FLO. Si riduce a poco, mi pare.

PAOL. Provatelo, e vi chiamerete contenta. Assicuratevi, che in ciò consiste la più fina delicatezza della passione. Viva chi ha inventato il felice metodo; viva Parigi; non ci lasciamo trovare uniti. Principiamo da ora l'osservanza delle nostre leggi. Siamo amici. Vi servo coll'animo. Il cuore è vostro. Addio, madama, non mi ricercate di più. (parte)

 

 

 


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