Carlo Goldoni
La villeggiatura

ATTO TERZO

SCENA OTTAVA

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SCENA OTTAVA

 

Donna Lavinia e detti.

 

LAV. (Chi direbbe che fosse quello?) (da sé)

PAOL. Oh! donna Lavinia, compatitemi per oggi non sono colla nobiltà: sono colla campagna. Ho trovato qui due ninfe di questi boschi, che mi fanno ricordare le pastorelle di Siena.

LAV. Ma voi altre siete qui a tutte l'ore.

LIB. Sentite? dice a voi. (alla Menichina)

LAV. Dico a tutte due io; ma sarà finita.

LIB. (Ha invidia, si conosce).

MEN. (Ha paura che le si levi).

PAOL. Donna Lavinia, la vostra gentilezza non ha da permettere che siate rigorosa a tal segno.

LAV. E la loro petulanza non dovrebbe a tanto avanzarsi.

PAOL. Zitto, per carità.

LIB. Gli leveremo l'incomodo. (Signore, sto qui poco lontana). (a don Paoluccio, e parte)

MEN. Non verremo più a disturbarla. (Venga da mia madre, che lo vedrà volentieri). (a don Paoluccio, e parte)

PAOL. Non credeste già ch'io facessi caso di loro. Mi diverto: così si fa in Inghilterra. (a donna Lavinia)

LAV. In Inghilterra, in Francia, e per tutto il mondo, si deve usare la civiltà.

PAOL. Ed io dappertutto l'ho usata, siccome intendo d'usarla qui.

LAV. Non mi pare che voi l'usiate moltissimo.

PAOL. Che a voi non paia, spiacemi infinitamente; ma non so come possa chiamarsi atto incivile il dire due barzellette a delle villane, che si trovano accidentalmente in campagna.

LAV. Se usar sapete la civiltà, mostratelo almeno in questo. Lasciatemi sfogare almeno la mia passione, e non vi sottraete colla vostra disinvoltura da un rimprovero che vi è giustamente dovuto.

PAOL. Giusto o non giusto che sia il rimprovero, lo riceverò senza scuotermi, e vi prometto di non difendermi, per timore che la difesa mia vi possa essere di dispiacenza.

LAV. Lasciatemi dire, e quando ho detto, difendetevi se potete. Bello spirito, bella disinvoltura che acquistata avete ne' vostri viaggi! Poteva dare io maggior prova di stima ad un cavaliere, oltre questa di vivere per due anni lontana da ogni impegno civile, per aspettare il vostro ritorno? E voi potevate meco più ingratamente, più villanamente procedere?

PAOL. Ma signora mia...

LAV. Mantenetemi la parola.

PAOL. Non parlo.

LAV. Vantate in faccia mia l'incostanza, ponete in ridicolo i miei giusti . Il primo giorno del ritorno vostro mi lasciate sola in un canto; preferite a me un'altra dama non solo, ma donne ancora di bassissimo rango; e dovrò io dissimulare cotali insulti e donarvi tutto, in grazia del bel profitto che fatto avete ne' viaggi vostri?

PAOL. Finalmente, madama...

LAV. Mantenetemi la parola.

PAOL. Non parlo.

LAV. No, non mi conviene soffrirlo, senza meritarmi i dispregi vostri. Tutto quello ch'io posso fare per voi, si è il rendervi la libertà intera, senza che vi resti alcun rimorso di dispiacermi. Vi resterà quello di esser meco un ingrato; ma tal sia il premio di chi è la colpa. Finita sia l'amicizia nostra.

PAOL. Avete terminato, madama?

LAV. Sì, ho terminato.

PAOL. Posso difendermi?

LAV. No, arditissimo, non vi potete difendere.

PAOL. Se non mi posso difendere, altro non mi resta adunque che usare della mia costanza di animo, inchinarvi e partire. (parte)

 

 

 


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