Carlo Goldoni
La villeggiatura

ATTO TERZO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

Don Gasparo e detta.

 

GASP. Siete qui? Appunto di voi cercava.

LAV. Sono qui a prendere un poco d'aria. Ho un dolor di capo grandissimo.

GASP. Gran che! voi altre donne avete sempre qualche cosa che vi duole.

LAV. E credo d'aver la febbre ancora.

GASP. Eh, malinconie! divertitevi, e non sarà niente. Tutti vi cercano. Abbiamo da godere una bella scena. Don Ciccio è imbestialito contro di tutti, per la burla fattagli delle legature e delle spade, e perché gli altri lo sbeffano. Ora abbiamo pensato di dargli soddisfazione, domandandogli scusa tutti, e perdono dell'offesa fattagli; ma questo domandargli perdono, ha da essere un nuovo motivo di ridere, perché studierà ciascheduno di farlo in modo particolare.

LAV. Voi badate a discorrere, ed a me cresce il dolor di capo a segno che non mi posso reggere in piedi.

GASP. Me ne dispiace assaissimo. Andate a letto, cara consorte, che vi passerà.

LAV. Marito mio, ho del mal grande intorno, mi sento una pulsazione interna, un'agitazione negli spiriti, una lassitudine universale con giramenti di capo, che mi minaccia qualche disgrazia.

GASP. Niente, saranno convulsioni.

LAV. Assolutamente conosco e sento, che se non mi cavano sangue, vado a pericolo di morire.

GASP. Andate a letto; e domani si farà venire il chirurgo, e vi caverà sangue.

LAV. Da qui a domani posso essere precipitata.

GASP. In questa villa non c'è chirurgo. Bisogna mandare in città.

LAV. Fatemi un piacere, don Gasparo; ve lo domando per grazia, per quanto amor mi portate, per quanto vi preme la mia vita e la mia salute andiamo noi in città.

GASP. Quando?

LAV. Innanzi sera.

GASP. E piantare la compagnia?

LAV. Vi preme dunque la compagnia più della vita di vostra moglie?

GASP. Non dico questo io. Ma non vi sarà poi tal pericolo.

LAV. Tornerete fuori, quando io starò meglio. Tornerete solo: vi divertirete meglio di quel che ora fate.

GASP. Benissimo. Lo desidero per verità star un poco solo, senza questa folla di seccatori. Ma come ho da fare ora a dirlo alla compagnia?

LAV. Vi vuol tanto? Lo dirò io, se non lo volete dir voi.

GASP. Facciamo le cose con buona grazia.

LAV. Sì, anderà tutto ; lasciate fare a me, che ora fo che lo sappiano. I nostri due legni servono per tutti. Vado io ad allestirmi; date voi gli ordini opportuni alla servitù; tutto si fa in un'ora; tre ne mancano a sera; siamo in città prima del tramontar del sole. (parte correndo)

 

 

 


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