Carlo Goldoni
L'incognita

ATTO PRIMO

SCENA TREDICESIMA

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SCENA TREDICESIMA

 

Rosaura alla finestra del palazzo.

Brighella dietro un albero, che osserva, ed il suddetto.

 

ROS. Ah Florindo mio!

FLOR. Rosaura, voi qui? Voi in casa della signora Beatrice?

ROS. Oh Dio! Ci sono per mia sventura.

FLOR. Cieli! Che vi è accaduto?

ROS. Non posso dirvi di più. Andate voi dal signor Ottavio, gettatevi ai suoi piedi, procurate ricuperarmi.

FLOR. Sì, lo farò. Ma voi con chi siete?

ROS. Addio. Beatrice mi chiama, non posso più trattenermi. (entra)

BRIGH. (Ho visto tanto che basta; vado a avvisar el padron). (da sé, parte)

FLOR. Qual confusione è la mia? Rosaura in casa di Beatrice? Come? Per qual ragione? Sospira? Si lagna? Oh cieli! Che sarà mai? Oh sì, temo che Beatrice medesima, la quale pretende da me non so se mi dica amore o servitù, abbia scoperto il nuovo affetto mio per Rosaura, e ne abbia concepita una specie di gelosia. Se così è, conviene levar la maschera. Anderò io dal signor Ottavio, gli svelerò l’arcano, impetrerò la sua protezione, ed egli ch’è uomo giusto ed onesto, non mi saprà negare la mia Rosaura. La porta di dietro è ancora rinchiusa; mi converrà fare il giro ed entrar per l’altra maggiore. Ah, pur troppo è vero, non si può giungere ad una felicità, senza passare per mezzo a mille spasimi, a mille rancori. (parte)

 

 

 


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