Carlo Goldoni
L'incognita

ATTO SECONDO

SCENA SETTIMA

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SCENA SETTIMA

 

Lelio, la suddetta, poi il Cameriere.

 

LEL. Non v’è l’oste? Non vi son camerieri? Non vi è nessuno che sappia rendermi conto... Come! Rosaura ancora svenuta? Che vedo? Questa non è Rosaura; ma se non è Rosaura, non è cosa da gettar via. Sola all’osteria della Posta chi mai può essere? Oh buono! Sarà un’avventuriera, ed io mi lascierò fuggir dalle mani una sì bell’avventura? Sarei ben pazzo, se lo facessi.

CAM. Signore, che fa ella qui? Nelle camere dei forestieri non s’entra con questa libertà. (a Lelio)

LEL. Briccone! Così parli con me? (gli uno schiaffo)

ELEON. Oimè! (si sveglia)

CAM. A me uno schiaffo?

LEL. Sì, a te, e per giunta un carico di bastonate. (lo bastona)

CAM. Ahi, ahi, aiuto! (parte)

ELEON. Misera me! In qual luogo son io venuta?

LEL. Prendi, e impara. (chiude la porta)

ELEON. Signore, chi siete voi?

LEL. Un galantuomo.

ELEON. Da me che volete?

LEL. Niente, signora, non vi sgomentate.

ELEON. Che fate in questa camera?

LEL. Ci sono venuto a caso.

ELEON. Perché chiusa avete la porta?

LEL. Per non essere disturbato.

ELEON. Ma che pretendete?

LEL. Niente altro che esibirvi la mia servitù.

ELEON. Sapete voi chi son io?

LEL. Non ho l’onor di conoscervi.

ELEON. Entrate in camera d’una donna che non conoscete?

LEL. Un uomo d’onore può entrar da per tutto.

ELEON. Gli uomini d’onore non perdono il rispetto alle dame.

LEL. Siete dama? Compatitemi. (si cava il cappello) Con tutto il rispetto. (s’inchina)

ELEON. Contentatevi di uscir di qui.

LEL. Come! Per essere una dama mi discacciate? Credete voi ch’io sia qualche uomo di villa?

ELEON. Qualunque voi siate, avete commessa un’azione indegna.

LEL. Perché un’azione indegna?

ELEON. Entrar in camera d’una donna che dorme? Chiuder la porta? Che pretendete voi di fare colla porta chiusa?

LEL. Se la porta chiusa vi offende, ecco che per obbedirvi io l’apro. (apre la porta)

ELEON. (Tornasse almeno Ridolfo). (da sé)

LEL. Ora sarete contenta.

ELEON. Sarò contenta, se voi uscirete da questa stanza.

LEL. Sono un uomo d’onore, e voi m’offendete se mi scacciate.

ELEON. Restatevi dunque, ed io . (va per partire)

LEL. No signora, non partirete. (l’arresta)

ELEON. Mi userete voi un’impertinenza?

LEL. Vi pregherò di soffrirmi.

ELEON. Ditemi, che volete?

LEL. Placatevi, e parlerò.

ELEON. Parlate; vi ascolterò, se lo meritate.

LEL. Signora, qui non sono venuto per voi; ma poiché la sorte ha offerto ai miei lumi il vostro bel volto, sarei stato indegno di un bene, se non mi fossi trattenuto a mirarlo.

ELEON. Chi siete voi?

LEL. Son uno che si darà a conoscere, se voi avrete la bontà di manifestarvi.

ELEON. Né io vi dirò il mio nome, se voi a me non isvelate il vostro.

LEL. Dunque seguiteremo a discorrere senza esserci conosciuti.

ELEON. Spero che di qui partirete.

LEL. Per ora sarà difficile.

ELEON. Vi farò pentire della vostra insolenza.

LEL. Ora conosco che siete una gran signora. Principiate a parlare con dei termini gravi.

ELEON. In questa terra son conosciuta.

LEL. Io non vi conosco..

ELEON. Mi darò a conoscere al signor Ottavio del Bagno, ed egli mi farà rendere soddisfazione.

LEL. Ottavio del Bagno? Lo conoscete voi?

ELEON. Io non l’ho mai veduto; ma so esser egli informato della mia casa.

LEL. Signora, eccolo ai vostri piedi.

ELEON. Voi Ottavio? Il capo dei finanzieri?

LEL. Sì, il vostro servo.

ELEON. Perdonatemi se vi ho aspramente trattato, e concedetemi ch’io vi dica, che in villa non siete quell’uomo prudente che vi reputa la città.

LEL. Vi dirò, la libertà della villa concede qualche cosa di più. Signora, vi domando perdono.

ELEON. Non vi credeva capace di una simile debolezza.

LEL. Scusatemi, ve ne prego, e onoratemi di far che io conosca la dama, con cui favello.

ELEON. Eleonora son io dei conti di Castel Rosso.

LEL. Oh nobilissima dama! Servitore io sono della vostra famiglia, ch’io reputo per una delle più cospicue di questo regno. (Sia maledetto, se so nemmen che vi sia). (da sé)

ELEON. (Non mi altero di vantaggio, poiché d’Ottavio ne posso aver di bisogno). (da sé)

LEL. Ma, contessa mia, per qual motivo siete venuta in Aversa? Ditemi, siete sola?

ELEON. Ecco la persona che mi ha accompagnata.

LEL. Chi è quel vecchio?

ELEON. È un cavaliere siciliano; povero, ma onorato.

 

 

 


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