Carlo Goldoni
L'incognita

ATTO TERZO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

Arlecchino e detta.

 

ARL. Siora patrona.

BEAT. Ebbene, hai ritrovato Florindo?

ARL. No l’ho trovà in nissun logo. Gh’ho da parlar.

BEAT. Che vuoi tu dirmi?

ARL. L’è tornada.

BEAT. Chi?

ARL. Rosaura.

BEAT. Dov’è tornata?

ARL. L’è qua in sala, che la domanda el patron.

BEAT. Rosaura è qui? Come fuggì nuovamente da Lelio? Lelio dove si trova?

ARL. Giusto adess, vegnindo in qua, l’ho visto a scuro e l’ho cognossù, che l’avriva la porta della so casa.

BEAT. Ed egli non ha veduto te?

ARL. No l’ha visto né mi, né Rosaura che era con mi.

BEAT. Ma come Rosaura è teco?

ARL. L’ho trovada per la strada.

BEAT. Io ti ho mandato a ricercare Florindo; l’hai forse ritrovata verso la di lui casa?

ARL. Siora sì, verso la di lui casa.

BEAT. Voleva ella ricoverarsi colà?

ARL. Giusto colà.

BEAT. (È giunta a tempo nelle mie mani). (da sé) Dunque Lelio è in casa?

ARL. L’ho visto mi.

BEAT. L’hai veduto solo?

ARL. L’era solo. In lontan ghera dell’altra zente, ma no credo che i fusse con lu.

BEAT. Fa che entri Rosaura... Tu non partire dall’anticamera, che avrò bisogno di te.

ARL. Non occorr’altro. (Se sfadiga assae e se magna poco. Se no m’inzegnasse de fora via, poveromo mi). (da sé, parte)

BEAT. Costei mi somministra un’occasione opportuna per vendicarmi di Florindo.

 

 

 


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