Carlo Goldoni
L'incognita

ATTO TERZO

SCENA SEDICESIMA

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SCENA SEDICESIMA

 

Lelio, Rosaura ed armati.

 

LEL. Eccovi per la quarta volta nelle mie mani.

ROS. Ah, mi ha tradita Beatrice!

LEL. Chi? La consorte di Ottavio?

ROS. Sì, ella. Col pretesto di farmi trovare il padre, mi ha crudelmente sagrificato.

LEL. Quando vedrò la signora Beatrice, la ringrazierò di una tal finezza (Ma Colombina uscita andrà a spargere che è qui meco Rosaura). (da sé) Elà. (si accostano gli armati) Io chiudo la porta, voi restate in quell’altra stanza, e sia chi esser si voglia, nessuno entri. Mio padre sarà al riposo; ma se mai venisse, avvisatemi. Al nuovo giorno andremo in luogo sicuro. In questa notte non abbiamo a perdere il frutto delle nostre fatiche. Andate, e niuno passi, e se alcuno si introducesse, ammazzatelo. (armati partono, e Lelio chiude la porta)

ROS. (Ahi, che il dolore mi opprime! Cielo, assistimi, che io non torni a svenire). (da sé)

LEL. Orsù, Rosaura, è tempo che pensiate a rasserenarvi, considerando che di qui non si esce senza esser mia; siate saggia, e la necessità v’insegni ad accordarmi la vostra mano, se non volete ch’io mi prevalga dell’occasion favorevole per obbligarvi.

ROS. Signore, le tante volte che replicate mi avete simili ingiuriose voci, mi hanno insegnato a meno temerle. Vi dirò francamente che invano mi chiedete la destra, e che pria di concedervi una minima parte di questo cuore, spargerò tutto il sangue delle mie vene.

LEL. Eh, giuro al cielo... Questo sangue che sparger volete... (si sente rumore alla porta laterale) Oh diavolo! Chi mai sarà che entrar tenti per questa porta segreta? Ah, altri che mio padre non può saperla. Ma giuro al cielo, non entrerà. (va a difender la porta, e si sente che la buttano giù) (Mio padre viene ad arrischiare la vita). (da sé) Amici, soccorretemi. (vuol aprir la porta)

 

 

 


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