Carlo Goldoni
L'incognita

ATTO TERZO

SCENA ULTIMA

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SCENA ULTIMA

 

Mingone e detti.

 

MING. Signore, la padrona è qui collo sterzo, e manda a vedere che novità ci sono.

OTT. Ditegli che in questo momento Florindo ha dato la mano di sposo alla contessa Teodora. (Mingone via) Signori miei, invito tutti a terminar la notte in casa mia.

PANT. Che i vaga pur; mi resterò per sta notte a far compagnia a mio fio, za che sa el cielo quando lo vederò mai più.

LEL. Caro padre, vi domando perdono.

PANT. Adesso ti me domandi perdon? Va pur dove el ciel te destina; meggio fin no podeva far un bulo della to sorte. (Mingone torna)

MING. Signore, la padrona se ne torna a casa, e siccome spunta l’alba del giorno, a momenti partirà per Napoli, se V.S. si contenta.

OTT. Dille che si trattenga, che non si lasci vincere dall’impazienza, che avrò io il contento di accompagnarla nel viaggio. (Mingone via) (Conosco il motivo della sua intolleranza). (da sé) Orsù, andiamo, che l’ora si fa assai tarda. Sposi, siete alfin consolati. Conte, voi sarete felice. Povero signor Pantalone, voi mi fate pietà; e voi, signor Lelio, imputate a voi stesso il vostro destino. Gran casi, grandi accidenti accaduti sono in un giorno e in una notte! Nell’ore dell’ozio, di tali avvenimenti voformarne un romanzo, dal quale un giorno potrà cavarsi una qualche buona commedia.

 

 

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